SIENA – “Sembra evidente che il movente sia la mail in cui David Rossi dice di voler andare a parlare con i magistrati”.
Così il giornalista Davide Vecchi, sentito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta bis sulla morte del manager Mps, ha indicato l’email inviata da Rossi all’ex ad Fabrizio Viola il 4 marzo 2013, due giorni prima del decesso.
I contenuti della missiva, dall’oggetto “Help” e pubblicati da Vecchi su Il Fatto Quotidiano a luglio 2013, tornano al centro del dibattito. “Il movente è in quella email – ha ribadito Vecchi – È tutto dentro la banca, è avvenuto tutto lì”. Nell’immaginario dell’epoca, ha aggiunto, “per i magistrati Rossi era il custode dei segreti indicibili di Mussari e di tutto Mps”.
Vecchi ha tracciato un affresco della Siena “d’oro”, quando “venivano elargiti soldi a chiunque”. Fino al 22 gennaio 2013 “tutti veneravano Mussari e Rossi”, poi il manager della comunicazione rimase “in Banca a gestire un lavoro complicatissimo, affrontando una crisi nazionale sul caso Montepaschi”.
L’ultima volta che Vecchi vide Rossi, una settimana prima della morte, lo trovò “sereno, fiducioso del suo operato e dei magistrati”.
Al termine dell’audizione, il presidente Gianluca Vinci ha annunciato: “Vecchi ha parlato di un’indagine su Ampugnano: proporrò di acquisirne la documentazione, anche se molte intercettazioni sono state distrutte”.
Prossima udienza il 5 maggio con il collaboratore di giustizia Salvatore Cortese.
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