ROMA – Se l’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) lanciata da Intesa Sanpaolo andrà in porto, il brand della banca più antica del mondo potrebbe diventare il perno d’attrazione del nuovo polo creditizio.
A tracciare la rotta è stato Carlo Cimbri, presidente di Unipol, che durante l’audizione davanti alla Commissione d’inchiesta sulle banche al Senato ha svelato i piani del gruppo bolognese per il dopo-Opas.
La strategia è chiara: Unipol acquisirà da Intesa Sanpaolo una parte delle attività di Mps per risolvere i nodi legati ai limiti dell’Antitrust. All’interno di questo perimetro ci sarà lo storico istituto senese con tutto il suo pacchetto identitario. “A quel punto — ha spiegato Cimbri — proporremo a Bper di procedere alla fusione. Dal nostro punto di vista il marchio Monte dei Paschi è commercialmente più forte di quello di Bper. Per questo chiederemo che la nuova realtà, destinata a diventare la seconda banca italiana sul mercato domestico, si chiami Bper Monte Paschi o direttamente Banca Monte Paschi”.
L’intervento del numero uno di Unipol è servito anche a fare il punto sulle delicate trattative territoriali e sindacali, sebbene sui dettagli Cimbri abbia preferito mantenere una linea di estrema prudenza. Rispondere oggi sulle ricadute occupazionali nelle aree storiche di Mps è “prematuro”, ha tagliato corto il manager. Se per i dipendenti della rete il destino è legato a doppio filo a quello degli sportelli in cui lavorano, la vera partita si giocherà sulle strutture direzionali: “Sulle centrali avremo necessità di vedere dall’interno chi prenderà una parte e chi l’altra. Al momento non abbiamo elementi per rispondere”.
L’architettura della divisione delle filiali con Intesa Sanpaolo resta comunque solida. L’accordo, definito come “frutto della volontà delle parti”, prevede il passaggio a Unipol di 635 sportelli, un numero blindato su cui Cimbri ammette al massimo “qualche piccolo scostamento, qualcuna in più o qualcuna in meno”.
Operazione puramente finanziaria
Fronte politico e societario, il presidente di Unipol ha voluto blindare l’operazione da qualsiasi retroscena, rivendicandone la natura puramente finanziaria. Nessuna sponda con Palazzo Chigi — “Non abbiamo interloquito con il governo né lo abbiamo informato, andiamo con il mercato” — e nessun asse sotterraneo con i grandi soci privati di Rocca Salimbeni, come Caltagirone e Delfin. “Non abbiamo avuto alcun contatto con loro. Decideranno in autonomia se il prezzo offerto è interessante. Per ora Unipol, come tutti, resta spettatore”.
Nessun terremoto in vista, infine, per gli equilibri nel comparto assicurativo. L’operazione incrociata che vedrà Intesa rilevare le quote di Mediobanca in Generali non spaventa Bologna. “Non ha nulla a che vedere con il nostro concorrente Generali — ha concluso Cimbri — e i nostri rapporti con Trieste non muteranno di un millimetro per effetto di questa operazione”.







