BRUXELLES – Dai corridoi di Bruxelles arriva un messaggio chiaro e senza sconti: la gestione delle risorse europee deve cambiare rotta. Basta con modelli eccessivamente centralizzati che rischiano di burocratizzare la spesa; i fondi della coesione devono tornare lì dove nascono i bisogni, ovvero nelle mani di Province e Comuni.
È questa la posizione espressa con forza dai vertici delle Province di Lucca e Livorno a margine del summit “Bringing Cohesion Closer”, l’appuntamento promosso da Partenalia e ospitato presso il Comitato europeo delle Regioni, volto a ridisegnare la governance delle politiche di coesione dell’Unione Europea.
Pierucci: Pronti alla sfida, decisioni non siano lontane dai cittadini
A guidare la delegazione italiana a Bruxelles è stato il presidente della Provincia di Lucca, Marcello Pierucci, che ha rimarcato l’efficacia amministrativa degli enti locali di prossimità: “Dai territori arriva un messaggio chiaro, basta modelli eccessivamente centralizzati. Le Province e i Comuni sono i soggetti che conoscono direttamente i bisogni delle comunità e che dimostrano, nei fatti, di saper utilizzare al meglio le risorse disponibili”.
Per Pierucci, la partita della coesione europea si gioca tutta sulla vicinanza e sulla concretezza. “La vera sfida è riportare i fondi dove servono e per ciò per cui sono stati pensati”, ha incalzato il presidente della Provincia di Lucca. “Non possiamo accettare un sistema che allontana le decisioni dai cittadini. Da Bruxelles ribadiamo con forza che siamo pronti a questa sfida e che le Province devono essere pienamente coinvolte nella programmazione e nell’attuazione delle politiche europee”. al tavolo dei relatori era presente anche il vicepresidente di Partenalia e consigliere provinciale lucchese, Luca Menesini.
Scarpellini: Nessuna rivendicazione, è una questione di efficacia
Sulla stessa linea d’onda la presidente della Provincia di Livorno, Sandra Scarpellini, che ha voluto sgomberare il campo da possibili letture puramente politiche o di “campanile”. Non si tratta di una corsa alle poltrone o di un braccio di ferro istituzionale, ma di una necessità puramente gestionale per evitare sprechi e ritardi.
“Le Province non chiedono nuovi spazi per rivendicazione istituzionale, ma per efficacia amministrativa”, ha sottolineato con nettezza Scarpellini. “Siamo enti che garantiscono equilibrio e perequazione territoriale, capaci di trasformare risorse in servizi concreti. Il punto non è sommare esigenze, ma governarle per ridurre le disuguaglianze. Se vogliamo davvero tenere insieme il Paese e l’Europa, dobbiamo rafforzare chi lavora ogni giorno nei territori, non indebolirlo”.
La sfida della coesione
Il summit di Bruxelles riapre di fatto il dibattito sul ruolo delle Province in Italia, spesso rimaste in un limbo normativo ed economico dopo la riforma Delrio, ma ancora centrali quando si parla di edilizia scolastica, viabilità e coordinamento dei piccoli Comuni. La richiesta che arriva dalla Toscana è unanime: per spendere subito e bene i fondi UE, l’Europa deve guardare alle comunità locali, bypassando i filtri di un centralismo che rischia solo di rallentare la crescita.







