Tempo lettura: 3 minuti

SIENA – Alla fine la contestazione tanto annunciata non c’è stata. Perché, diciamolo, un conto in quest’epoca di social è scrivere post e mandare lettere ai giornali, un’altra è poi avere le conoscenze e le capacità di poter sostenere un contraddittorio senza ridurre la propria apparizione – quella di chi si pone come contestatore – a poco più di una “pagliacciata” e ad un esercizio di esposizione del proprio edonismo senza nemmeno riuscire a comporre una domanda dal senso compiuto.

Ed è quello che è successo questa mattina a Siena, alla Biblioteca degli Intronati di Siena dove David Parenzo, in oltre un’ora e mezza con lucidità e la brillantezza che lo contraddistingue, ha presentato il suo libro “Lo scandalo Israele”. Con tanto di applausi del numeroso, composto e attento pubblico presente e buona pace dei pochi – due soli in verità – contestatori o presunti tali. Ai quali, comunque, è stata data democraticamente la possibilità di porre domande ed esporre le proprie considerazioni.

In un’epoca in cui il conflitto israelo-palestinese continua a dividere l’opinione pubblica globale, il libro “Lo scandalo Israele” di David Parenzo, pubblicato da Rizzoli nel giugno 2025, si inserisce come un contributo provocatorio e personale. Parenzo, giornalista noto per le sue apparizioni televisive e radiofoniche non si nasconde definendosi “ebreo laico e fondamentalista democratico”. Con questo saggio, tenta di raccontare Israele non come un monolite ideologico, ma come uno “scandalo” vivente: un paese nato da miracoli e contraddizioni, resiliente eppure perennemente sotto assedio: un esperimento estremo di democrazia in mezzo a nemici che ne invocano la distruzione, un posto dove i miracoli sono necessari per essere realisti (la celebre frase di Ben Gurion chiude quasi come un manifesto).

Durante l’incontro, Parenzo ha sottolineato di non temere il confronto: “La polemica, se è costruttiva, a me va benissimo. Mi fa piacere che la città voglia venire ad ascoltare. Ho provato a raccontare un’Israele che in genere non viene raccontata, e un grande tema della nostra contemporaneità: il futuro del Medio Oriente. Nel mio libro dico chiaramente che voglio due popoli, due stati, due democrazie. Chi mi accusa di non volere lo Stato palestinese dice una sciocchezza”.

Sul tema più controverso del momento, Parenzo ha sospeso il giudizio definitivo sul presunto genocidio: “Il giudizio nelle corti internazionali è ancora nella fase istruttoria. Se vogliamo essere garantisti con tutti, dobbiamo esserlo anche qui: per ora non c’è nessuna sentenza che dimostri un genocidio. La parola “genocidio” è precisa: significa volontà di distruggere un popolo. Israele ha fatto una guerra, in una guerra ci sono sicuramente dei morti civili che sono morti innocenti, ma non c’è ombra di dubbio. Durante il bombardamento di San Lorenzo a Roma solo in un quartiere sono morte 4.000 persone, in due giorni a Teheran 30.000. Parliamo di una guerra, una guerra drammatica, sporca, voluta ad Hamas con questa reazione di Israele”.

Parenzo ha poi ribadito la sua posizione su antisemitismo e antisionismo: «Sono due facce della stessa medaglia. Lo Stato di Israele è lo Stato ebraico: chi ne vuole la distruzione dice di fatto che non deve esistere uno Stato ebraico. Io dico che devono esserci lo Stato di Israele e lo Stato di Palestina, ma quest’ultimo dovrà essere democratico. Oggi è impossibile per Israele riconoscere uno Stato palestinese in cui Hamas, per statuto, vuole la distruzione di Israele».

L’evento, inserito nel contesto del Giorno della Memoria, ha preceduto giorni di polemiche: lettere aperte avevano chiesto di riconsiderare l’invito o di garantire un contraddittorio più ampio, ma alla fine il confronto si è svolto in modo civile e la contestazione annunciata non si è proprio vista.

Segui le nostre news sul canale WhatsApp
CLICCA QUI

Per continuare a rimanere sempre aggiornato
Iscriviti al nostro canale e invita