SIENA – Un grande auditorium all’ottavo livello dal quale il Santa Maria della Scala dominerà la città e il territorio, momento finale di un percorso attraverso grandi e piccoli spazi.
Ogni ambiente del nuovo Santa Maria della Scala avrà la sua identità che si ricongiunge alla vocazione complessiva di Museo della Cura dell’antico Spedale, proiettata in un progresso flessibile e dinamico, aperto a chi vive la città e a chi viene dall’esterno, secondo la nuova concezione oggi di museo. Questa visione è la sintesi del percorso che potrà intraprendere il nuovo Santa Maria della Scala secondo il Masterplan presentato nella sala Italo Calvino dall’architetto Luca Molinari supervisore strategico e dai tre studi internazionali di architettura incaricati di lavorare per sezioni: LAN Architecture, Studio Odile Decq e Hannes Peer Architecture. Le loro proposte sonosintetizzate e visibili nella mostra ‘Santa Maria della Scala, Architetture, Progetti e Visioni’, fino a settembre al IV livello.
Il sindaco Fabio
«Dobbiamo pensare al futuro del Santa Maria della Scala come – ha detto il sindaco Nicoletta Fabio – ad un grande spazio organizzato realmente abitato dai cittadini e da coloro che visitano Siena: non un museo statico di conservazione ma un luogo di creazione, ordinato secondo nuove linee individuate dal Masterplan. Con il nuovo Statuto, sarà nelle prossime settimane all’approvazione del Comune. che lavora insinergia con la Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala».
Il presidente della Fondazione
«La mostra – ha continuato il presidente della Fondazione Cristiano Leone – vuole essere un momento di confronto aperto al vasto scenario, imposto dal processo che interessa un complesso imponente e strategico come il Santa Maria della Scala. Il percorso è possibile anche grazie alla continuità con il processo avviato da trent’anni dopo la cessazione della funzione ospedaliera e la successiva operazione di riqualificazione, incompiuta dell’architetto Guido Canali: non è cancellata ma adattata al nuovo corso e alle priorità del nuovo Santa Maria della Scala. Una diversa visione complessiva è imposta dalla necessità di far vivere nel futuro i 38000 mq del complesso: una programmazione chiara nel tempo serve a costruire progetti lunghi e condivisi, con una strategica campagna di fundraising».
La mostra
La mostra è articolata in due sezioni. La prima è dedicata al cambiamento dopo la cessazione della funzione ospedaliera, il percorso avviato con il primo concorso di riorganizzazione assegnato allo studio dell’architetto Guido Canali, ai vari step sviluppati dal laboratorio dell’Ilaud e alle altre situazioni. La seconda parte della mostra apre al futuro del Santa Maria».
La strategia
La scelta, anziché mettere in competizione i tre studi, è stata quella di affidare ad ognuno un settore di intervento, spiegati dai vari professionisti. Hannes Peer Architecture ha lavorato soprattutto all’integrazione fra spazio urbano e complesso museale, alla riorganizzazione dei primi livelli. LAN Architecture ha pensato ad un processo diviso in fasi: ascolto, demolizione, un nuovo intervento in economia che connetta e renda il Santa abitabile, anche con un ristorante e diversi servizi. Lo Studio Odile Decq si è concentrato sull’ottavo livello che accoglierà l’auditorium, meta finale di un percorso sintesi della sobrietà e dell’armonia fra ciò che è stato e quello che potrà diventare il Santa Maria della Scala.







