segretario regionale Pd
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Dopo i fatti di ieri della denuncia dei 13 minorenni si intensificano a Siena le prese di posizione della politica. Tutte concordi nel tentare di comprendere il quadro generale nel quale si è formata la vicenda sia per provare a individuare possibili soluzioni.

Ha fatto clamore infatti la notizia della denuncia dei 13 ragazzi, tutti minorenni, accusati a vario titolo di propaganda di ideologie nazista e fascista, detenzione di materiale illecito, diffusione immagini pedopornografiche [LEGGI].

Intervento del senatore Silvio Franceschelli

“La notizia dell’operazione della Digos a Siena lascia profondamente sgomenti e impone una riflessione seria e senza sconti. Parliamo di reati gravissimi. Il fatto che i protagonisti di questa vicenda siano 13 minorenni della nostra città rende il quadro ancora più doloroso e allarmante”. Lo dice il senatore senese del Pd e sindaco di Montalcino Silvio Franceschelli.

“Questo episodio ci dice che non possiamo e non dobbiamo mai abbassare la guardia. Di fronte a tutto questo, non possiamo più tollerare atteggiamenti equivoci o ambiguità. Quando la politica, unita, non condanna i richiami al fascismo e al nazismo finisce per sdoganarli agli occhi dei più giovani. Accanto al dovere della magistratura, serve un’assunzione di responsabilità collettiva: istituzioni, scuole, famiglie. La rete e i social network non possono diventare zone franche dove inoculare il virus dell’estremismo e della violenza nelle menti dei nostri ragazzi”.

“È urgente ricostruire una rete sociale e culturale – conclude – capace di proteggere i minori e di insegnare loro il valore del rispetto, della legalità e della memoria storica. Non c’è spazio per il fascismo e l’odio nella nostra società, tanto meno tra i nostri giovani”.

Il segretario regionale del Pd Emiliano Fossi

“Quello che emerge dall’inchiesta della digos di Siena e della procura per i minorenni di Firenze è uno spaccato d’orrore che non possiamo e non vogliamo liquidare come una serie di bravate adolescenziali. Tredici minorenni denunciati per armi, odio razziale e pedopornografia sono un campanello d’allarme per la nostra regione. Siamo davanti a un vero e proprio cortocircuito educativo e sociale, ma anche politico. Quando nello spazio pubblico si tollerano o, peggio, si cavalcano parole d’ordine violente, razziste ed estremiste, i risultati poi rischiano di essere questi. La normalizzazione dell’odio nei telefoni dei nostri figli”. Così il deputato e segretario del Pd Toscana Emiliano Fossi.

“Chi siede nelle istituzioni ha il dovere di pesare le parole, perché i messaggi tossici fioriscono proprio laddove si coltiva l’intolleranza. Voglio ringraziare le forze dell’ordine e la magistratura per aver portato alla luce questi fatti. Il Partito Democratico della Toscana non arretrerà di un millimetro: combatteremo questa deriva autoritaria, violenta e degradante in ogni scuola, in ogni circolo e in ogni piazza”. “Difenderemo i valori democratici e l’antifascismo della nostra terra – conclude Fossi -, arginando con tutte le nostre forze chiunque provi a infettare il futuro delle nostre comunità”.

Materiale sequestrato ai minorenni

Il capogruppo Pd in Regione Simone Bezzini

“È gravissimo – afferma il capogruppo in consiglio regionale del Pd Simone Bezzini – quanto emerge dall’indagine della Polizia di Stato che vede coinvolti 13 minorenni residenti in provincia di Siena. Siamo di fronte a fatti che generano forte inquietudine e che devono essere condannati con assoluta fermezza, ma che allo stesso tempo devono interrogarci profondamente sul rapporto con le nuove generazioni, sui modelli di riferimento che proponiamo e sulle forme di disagio che attraversano una parte del mondo giovanile, anche in relazione all’utilizzo dei social network. È compito di tutti, dalle istituzioni alla scuola, dalle famiglie alle comunità, tenere alta l’attenzione sui valori costituzionali e democratici sui quali si fonda la nostra Repubblica, a partire dall’antifascismo, dalla solidarietà e dal rispetto della dignità delle persone”.

La posizione del Psi di Siena

I fatti emersi dall’indagine della Digos e della Procura per i minorenni in provincia di Siena, che vedono tredici giovanissimi indagati per detenzione di armi, apologia del nazifascismo, odio razziale e pedopornografia, destano profonda preoccupazione e impongono una riflessione politica che vada ben oltre la cronaca giudiziaria.
lass=”yoast-text-mark” />>Come socialisti, nel ringraziare le forze dell’ordine e la Magistratura per aver sventato una deriva potenzialmente pericolosa, avvertiamo il dovere di declinare una risposta che sia radicalmente democratica, antifascista e sociale.

La nostalgia per il nazifascismo, l’istigazione all’odio etnico non possono mai essere declassati a semplici bravate adolescenziali. L’antifascismo è la matrice della nostra Repubblica e il pilastro della convivenza civile. Vedere dei minorenni che si lasciano affascinare da simboli e ideologie che hanno insanguinato il Novecento è una ferita aperta.

Chiediamo un grande piano d’azione territoriale: Scuola aperta e attiva. Trasformare le scuole in presidi sociali, aperti anche il pomeriggio per attività culturali e sociali. Finanziare centri di aggregazione giovanile e potenziare l’assistenza psicologica scolastica e territoriale. Promuovere percorsi di educazione civica e storica contro ogni forma di discriminazione.

Siena e le sue terre sono culle di civiltà, democrazia e solidarietà. Ma non sono immuni a quel che accade nel mondo rispetto alla diffusione di propagande costruite ad arte per dividere le persone, soprattutto i più deboli, creare condizioni ostili verso i diversi, gli altri, in base al colore della pelle e alle appartenenze religiose. Tematiche che credevamo sepolte definitivamente dalla storia, relegate agli angoli più bui delle nostre società, oggi sono di estrema attualità.

Questo episodio, per quanto ci auguriamo isolato, non definisce la nostra gioventù, ma deve suonare come l’ultimo campanello d’allarme per la politica. Dobbiamo sottrarre i nostri ragazzi alla rassegnazione, lo smarrimento e la depressione difronte all’assenza di punti di riferimento. Restituendo loro una speranza nel futuro e una comunità in cui riconoscersi.

Inchiesta minori fascisti. Le reazioni istituzionali: “Serve risposta forte”

L’intervento di Forza Italia giovani

Anche Forza Italia Giovani comunale Siena è intervenuta sulla vicenda della denuncia dei minorenni. “Quanto accaduto dimostra come sia necessario investire maggiormente nell’educazione civica, nella prevenzione del disagio giovanile e nel dialogo con le nuove generazioni, anche rispetto ai rischi legati ai social network e agli ambienti online dove troppo spesso proliferano odio e radicalizzazione. Come giovani militanti politici crediamo che la politica debba tornare ad essere strumento di partecipazione, confronto e crescita civile, offrendo ai ragazzi modelli positivi, luoghi di aggregazione sani e opportunità concrete”. Forza Italia Giovani Siena “continuerà a promuovere iniziative sui temi della legalità, del rispetto e della cultura democratica, perché il futuro della nostra comunità passa soprattutto dalla formazione delle nuove generazioni. Ringraziamo le forze dell’ordine e gli investigatori per il lavoro svolto, auspicando che venga fatta piena chiarezza sui fatti emersi”.

La posizione dell’Unione comunale del Pd

“L’inchiesta coordinata dal Tribunale per i Minorenni di Firenze e condotta dalla Digos di Siena racconta qualcosa di molto più grave e profondo: adolescenti che si muovono dentro un universo fatto di propaganda neonazista, culto della violenza, razzismo sistematico, ossessione per le armi e linguaggi di odio normalizzati fino a diventare identità”.
La stessa Polizia di Stato di Siena scrive che gli investigatori hanno individuato chat dal nome inquietante e inequivocabile: “Partito repubblicano fascista”. Luoghi virtuali nei quali, oltre all’interesse per le armi, venivano esaltate figure come Hitler e Mussolini mentre gli immigrati erano bersaglio costante di insulti e linguaggi carichi d’odio.
Chi pensa che tutto questo non riguardi la città, la scuola, la politica o le famiglie sta scegliendo di non vedere.
Perché nessuno nasce neonazista. Nessuno arriva da solo a trasformare l’odio in linguaggio quotidiano. Questi fenomeni crescono dove il vuoto educativo incontra la propaganda permanente, dove la violenza viene banalizzata, dove il disprezzo dell’altro smette di suscitare scandalo e comincia lentamente a sembrare normale.
E allora il problema non sono soltanto tredici adolescenti. Il problema è il clima culturale dentro cui certi immaginari riescono oggi a sedimentarsi perfino tra i più giovani.
Sottovalutare sarebbe un errore gravissimo. Perché la storia insegna che l’odio organizzato non nasce mai all’improvviso: cresce nel silenzio, nell’indifferenza, nelle minimizzazioni. E quasi sempre comincia proprio così, come qualcosa che qualcuno aveva deciso di non prendere sul serio

 

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