Immediate le reazioni nel senese ma anche in Toscana all’indomani della denuncia dei 13 giovanissimi senesi.
Ha fatto clamore infatti anche a livello nazionale la notizia della denuncia dei ragazzi, accusati di propaganda di ideologie nazista e fascista, detenzione di materiale illecito, diffusione immagini pedopornografiche [LEGGI].
La reazione del cardinale Lojudice
“Di fronte ad una vicenda del genere non si può non rimanere profondamente colpiti sia per il fatto che stiamo parlando di ragazzi tutti minorenni, ma soprattutto per i reati che gli vengono contestati – ha detto il cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena Colle di Val D’Elsa-Montalcino e presidente della Conferenza episcopale toscana -. “Certamente è il segnale preoccupante di un disagio profondo che colpisce i giovani e che deve interrogare soprattutto noi adulti sui modelli proposti alle giovani generazioni”. “Ora non serve puntare il dito, ma occorre capire – aggiunge – come evitare derive pericolose e come agire repentinamente affinché i nostri ragazzi non siano lasciati soli di fronte a false dottrine e soprattutto nel ‘mare magnum’ dei social network”.
Per Lojudice, “da sempre come Chiesa siamo impegnati nel sostegno alle famiglie che sono il primo baluardo per evitare vicende come quella che è emersa oggi nella nostra città. Senza un adeguato sostegno a questo nucleo centrale delle nostre comunità non potremo dirci sereni e certi che fatti come questo non avvengano più”. “Lo diciamo da tempo – conclude il cardinale – occorre urgentemente un patto per la famiglia che coinvolga ogni attore: dalle istituzioni, la società civile e la Chiesa.
Il commento di Vannino Chiti
La vicepresidente della Regione, Mia Diop

La presidente della Provincia di Siena Agnese Carletti
“Voglio esprimere il mio più sincero ringraziamento alla polizia di Stato – aggiunge in una nota -: il lavoro investigativo ha permesso di bloccare una deriva pericolosissima. Vedere dei ragazzi che si rifugiano dietro gli schermi e alla rete per inneggiare ai totalitarismi del passato e pianificare violenze contro i più fragili è una ferita profonda all’identità stessa del nostro territorio che nei valori della Resistenza ha fondato la sua forza. Di fronte a scenari del genere non sono ammissibili zone grigie o silenzi di comodo”. Per Carletti “occorre una condanna unanime e senza alcuna ambiguità. Come Provincia, insieme ai Comuni, alle scuole e alle famiglie, abbiamo il dovere urgente di rafforzare la rete sociale e culturale del territorio. Dobbiamo proseguire nell’azione incessante di offrire ai nostri giovani gli strumenti e le occasioni per comprendere il valore della memoria storica, del rispetto e della legalità







