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Passaggio di testimone. Tenuta Suvignano confiscata alla mafia, gestione dal Demanio a Regione e Comuni di Monteroni e Murlo

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Il bene che è un po’ il simbolo delle confische in Toscana alle mafie, l’emblema a suo modo di quello Stato che si oppone alla criminalità organizzata che anche in Toscana sciacqua i propri denari e fa affari, torna ai toscani e ai cittadini. L’agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati ha infatti assegnato ieri alla Regione la tenuta di Suvignano in provincia di Siena: o più precisamente il consiglio direttivo dell’agenzia ha deliberato il conferimento delle quote sociali di Agricola Suvignano, con un passaggio di quote gratuito, a Ente Terre regionali toscane, che già si occupa di altre proprietà demaniali o in gestione, fa sperimentazioni in campo agricolo e forestale e tutela e valorizza le risorse genetiche autoctone, bestiame compreso. Successivamente al decreto del direttore dell’agenzia, prefetto Sodan o, verrà sottoscritto congiuntamente un verbale di consegna.

L’assessore Bugli: «Accordo per stabilire linee guida per prossimi 10 anni» «La Regione gestirà il bene tramite Ente Terre concordando l’utilizzo con i Comuni di Monteroni d’Arbia e Murlo – spiega l’assessore alla presidenza e alla cultura della legalità, Vittorio Bugli – Stileremo infatti con le due amministrazioni un accordo per la costituzione di un tavolo di coordinamento che per i prossimi dieci anni dovrà stabilire linee guida e strategie del piano di sviluppo e poi ne monitoreremo insieme l’andamento. Assieme ai Comuni ci confronteremo anche in sede di tavolo regionale dei beni confiscati, nel quale sono presenti associazioni e istituzioni legate a questa tematica, per concordare le attività sociali da svolgere nella tenuta». Ovviamente l’azienda dovrà procedere e sviluppare la sua attività agricola. «E’ una vittoria della legalità importantissima – sottolinea ancora Bugli -: una soluzione che consente di coniugare le esigenze di valorizzazione delle risorse del territorio con l’interesse pubblico e le finalità di promozione sociale che sono alla base della normativa antimafia».

L’assessore Rermaschi: «Volano per l’economia di tutta l’area» «Grazie all’acquisizione della gestione da parte dell’Ente Terre regionali toscane – prosegue il collega all’agricoltura, Marco Remaschi – si tratta di una straordinaria occasione di promozione economica del territorio e di valorizzazione delle produzioni agricole e zootecniche. L’azienda può diventare un volano per l’economia di tutta l’area». Sarà proseguita l’attività agricola, ma saranno sviluppate anche iniziative sulla legalità e l’antimafia. E magari si potranno creare posti di lav oro. “Il perseguimento di obiettivi occupazionali e di inserimento sociale, il coinvolgimento di reti locali, nonché la promozione di aspetti educativi saranno elementi fondamentali del progetto – rimarcano insieme i due assessori – Aspetto chiave sarà il partenariato istituzionale, economico e sociale”. Pubblico e privato insomma pronti a collaborare, con al centro una dimensione etica e sociale.

Il sindaco Berni: «Data storica» Soddisfatti naturalmente pure i Comuni dove la tenuta si sviluppa. Anche loro stamani erano alla conferenza stampa a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze. «Oggi per noi, per Monteroni e per l’Italia che non piega il capo, è una data storica – commenta il sindaco Gabriele Berni – Abbiamo firmato un accordo che attendevamo da anni, lo attendeva tutta la comunità della val d’Arbia e tutti coloro che hanno a cuore la legalità e la lotta contro la mafia. Abbiamo ricucito una ferita che si era aperta nel 1983 – aggiunge – . Questa amministrazione in questi anni si è adoperata ad ogni livello per la costruzione di un quadro normativo che ci potesse far arrivare a questo primo traguardo».

Il sindaco Parenti: «Costruire un modello concreto» «Abbiamo da sempre lavorato per un rilancio di Suvignano in chiave di sostenibilità economica e sociale e finalmente enti locali e Regione assieme possono dare avvio al progetto tanto atteso» gli fa eco la sindaco di Murlo, Fabiola Parenti. «Siamo qua – prosegue, assieme al collega – per costruire un modello concreto. Si può vincere la criminalità organizzata anche sul terreno della produzione di reddito e dello sviluppo territoriale, riaffermando la legalità e creando opportunità di lavoro e sviluppo sociale».