Titolare dell'assessorato che pensa al reddito di reinserimento
Tempo lettura: 2 minuti

FIRENZE – A un mese e mezzo dall’apertura del bando per il Reddito di reinserimento lavorativo la Regione corregge la rotta dopo un avvio flop.

Su oltre 1.200 domande presentate a livello regionale, infatti, solo 47 sono risultate ammissibili, come scrive Il Tirreno. Una media di poco più di una pratica accolta al giorno che ha messo in luce la rigidità dei criteri di accesso e spinto la giunta a intervenire con una revisione dei requisiti.

La correzione di tiro

La delibera 573, approvata l’11 maggio, modifica le regole adottate meno di due mesi prima per allargare la platea dei potenziali beneficiari. L’obiettivo dichiarato è mantenere intatto l’impianto della misura e i vincoli di spesa, ma la correzione ammette implicitamente che i criteri iniziali erano troppo selettivi per intercettare le persone realmente in difficoltà economica.

Tra le novità più rilevanti introdotte con la delibera ci sono le modifiche al rapporto con le indennità nazionali di disoccupazione Naspi e Dis‑Coll. Nella versione originale potevano accedere soltanto i soggetti che avevano esaurito la prestazione nell’anno della domanda, una clausola che lasciava fuori chi aveva concluso Naspi pochi mesi prima. Ora il requisito è esteso: sarà sufficiente aver terminato Naspi o Dis‑Coll nel 2024, nel 2025 o nel 2026.

Viene inoltre eliminato il limite massimo di nove mesi continuativi di indennità, che nella prima stesura escludeva chi aveva fruito del sussidio per periodi più lunghi. Rimane solo il requisito minimo di almeno un mese di percezione dell’indennità. Cancellata anche la restrizione che escludeva chi aveva ricevuto Naspi o Dis‑Coll più di una volta nei tre anni precedenti. Viene riconosciuto implicitamente che carriere discontinue e forme di lavoro precario sono ormai diffuse.

Le misure confermate

Resta invece invariata l’impostazione generale della misura: permangono i limiti Isee e patrimoniali e l’obbligo di partecipare alle politiche attive del lavoro attraverso colloqui, corsi di formazione e attività concordate con i Centri per l’impiego. Il sostegno economico mantiene una forte condizionalità e può essere sospeso o revocato in caso di mancato rispetto degli obblighi previsti.

Il giudizio dell’assessore

L’assessore al lavoro Alberto Lenzi ha spiegato che «c’erano probabilmente un po’ troppe limitazioni e abbiamo deciso di allargare le maglie della misura». Lenzi ha però avvertito sul rischio di rapido consumo delle risorse disponibili — sono circa 23 milioni stanziati — se la platea si allarga. «Questa impostazione è stata condivisa con la commissione tripartita, le associazioni di categoria e i sindacati. Dall’analisi delle prime settimane abbiamo capito che erano stati messi troppi paletti e che il Reddito regionale doveva essere reso più fruibile. Adesso vedremo come andrà», ha aggiunto.

La Regione intende valutare nuovamente le domande già presentate alla luce dei nuovi criteri. Secondo Lenzi, le politiche attive «devono essere sempre più legate ai territori e non soltanto alle professionalità», costruendo percorsi calibrati sulle persone per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

La revisione della giunta cerca di evitare che il Reddito regionale rimanesse uno strumento formalmente disponibile ma, nei fatti, poco accessibile. Restano però interrogativi sulla capacità del sistema di rispondere alla crescente fragilità del mercato del lavoro. La nuova delibera riduce alcuni ostacoli, ma solo la verifica dell’applicazione sul territorio dirà se il provvedimento riuscirà a raggiungere davvero chi ne ha bisogno.

Iscriviti al nuovo canale WhatsApp di agenziaimpress.it
CLICCA QUI
Per continuare a rimanere sempre aggiornato sui fatti della Toscana
Iscriviti al nostro canale e invita anche i tuoi amici a farlo!