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“Scritte  fasciste”, ma non era vero. E’ accaduto a Pisa e l’episodio, di per sè, innocuo, deve invitare a una riflessione. Le fotografie, come ogni altro contenuto, che ci arrivano sui cellulari vanno sottoposte sempre a verifica prima di diffonderle. A maggior ragione se possono essere oggetto di denunce politiche.

E così a Pisa è accaduto che il consigliere regionale Antonio Mazzeo, la senatrice Ylenia Zambito e il consigliere comunale Enrico Bruni, abbiano gridato allo scandalo per alcune scritte apparse in città che, a detta loro, avrebbero inneggiato al fascismo, con l’aggiunta di alcuni simboli neonazisti. Il tutto avvenuto poi nei muri delle scuole primarie Collodi, nel quartiere di Porta a Lucca.

Peccato però che le scritte fossero state apposte dagli operai del cantiere aperto per i lavori di ristrutturazione dell’edificio e la realizzazione di un cappotto termico. Semplici indicazioni, dunque. Senza alcun senso politico. Uno scivolone che avrebbe potuto essere evitato chiedendo magari ai responsabili del cantiere di cosa si fosse trattato. E, appunto, se si fossero prima verificate più attentamente le fotografie.

“Ho commesso un errore – ha scritto successivamente Antonio Mazzeo sulla sua pagina Facebook -. Può capitare. E quando capita si deve avere l’onestà di dirlo”. Più o meno sullo stesso tono anche Zambito e Bruni che promettono di mantenere alta l’attenzione sul tema. Magari, la prossima volta, con qualche verifica in più.

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