FIRENZE – La Toscana punta su una gestione proattiva del lupo, basata su dati scientifici solidi e un’alleanza tra agricoltori, cacciatori e università.
È l’obiettivo del progetto “Lupus Etruriae”, che unisce l’Università di Sassari, Coldiretti e Federcaccia in un modello innovativo per proteggere zootecnia di eccellenza e biodiversità.
Uno scopo chiaro contro la ricolonizzazione del lupo
La ricolonizzazione del lupo è ormai un fenomeno strutturale in tutta la regione, ma gli approcci emergenziali non bastano più. “Lupus Etruriae” mira a fornire dati aggiornati e dettagliati per scelte gestionali razionali, efficaci e sostenibili. Al centro: monitoraggio dei branchi, valutazione dei rischi per le aziende zootecniche e strumenti operativi per il futuro della zootecnia toscana.
Monitoraggio high-tech con fototrappole e sensori
Il fulcro è un sistema di monitoraggio scientifico su scala regionale, con metodologie europee consolidate. Fototrappole posizionate nei corridoi di passaggio e aree di marcatura catturano presenza, composizione e dinamiche dei branchi. Non si tratta di semplici macchine fotografiche: questi sensori a infrarosso passivo (PIR) rilevano calore e movimento, scattando foto o video. Usate con protocolli standard – posizione, durata, distanza tra punti – permettono di misurare ritmi di attività, confronti tra aree e stime di abbondanza relativa.
Ululati, genetica e il ruolo dei cacciatori
Ai sensori si aggiungono i “wolf howling”, con ululati registrati per localizzare branchi riproduttivi. Campioni biologici come feci, peli e carcasse, analizzati geneticamente, confermano presenze, distinguono branchi ed escludono ibridazioni. Qui entra la collaborazione: i cacciatori di Federcaccia, con la loro rete capillare e conoscenza del territorio, raccolgono dati preziosi.
“Contribuiscono in modo concreto alla raccolta di informazioni, al monitoraggio e alla gestione della fauna selvatica”, spiega Federcaccia. Il partenariato tra Coldiretti Toscana, Federcaccia Toscana – Unione Cacciatori Toscani e Università di Sassari è “una prima, importante e lungimirante esperienza di collaborazione tra agricoltura, mondo venatorio e ricerca scientifica”, dichiara Marco Salvadori, presidente regionale di Federcaccia Toscana.
“Il partenariato con Coldiretti e l’Università di Sassari dimostra che è possibile un modello serio di gestione del lupo, basato su dati oggettivi, competenze e responsabilità condivise. I cacciatori mettono il loro sapere sul territorio, l’Università il rigore scientifico: così si tutela la biodiversità senza sacrificare zootecnia ed eccellenze toscane”, conclude Salvadori.







