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Non esiste un solo motivo che spiega la violenza adolescenziale. Esiste piuttosto una somma di fragilità che, quando si accumulano, fanno saltare gli argini. È questo il messaggio che arriva dai primi dati di ESPAD Italia 2025, l’anteprima dello studio coordinato dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa su oltre 17.000 studenti in tutta Italia.

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Un quadro che restituisce una fotografia meno urlata ma più inquietante: il rischio di fare seriamente male a qualcuno o di usare un’arma cresce quando scuola, famiglia, relazioni e comportamenti a rischio smettono di funzionare insieme.

La funzione della scuola

La scuola è uno dei primi spartiacque. Tra gli studenti con rendimento ottimo, solo il 3,6% dichiara di aver fatto male a qualcuno al punto da richiedere cure mediche negli ultimi dodici mesi. La percentuale sale al 13,5% tra chi ha un rendimento insufficiente. Lo stesso gradiente si ritrova nell’uso di un’arma per ottenere qualcosa: 3,1% contro 10,1%. Numeri che indicano come la scuola non sia solo un luogo di istruzione, ma un vero fattore di protezione. Quando perde questa funzione, la vulnerabilità cresce.

Il contesto familiare

Anche il contesto familiare pesa in modo netto. I livelli più alti di violenza emergono tra i ragazzi che vivono fuori dalla famiglia d’origine, in comunità o in affidamento: il 13,4% ha fatto seriamente male a qualcuno e il 12,1% ha usato un’arma. Seguono i giovani che vivono con un solo genitore. Le percentuali più basse si osservano invece tra chi cresce in una famiglia stabile. Non è una questione di modelli “giusti” o “sbagliati”, ma di continuità, presenza e supporto.

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L’uso di sostanze

Un altro moltiplicatore potente è l’uso di sostanze. Tra chi si è ubriacato nell’ultimo mese, la quota di chi ha fatto male a qualcuno è più che doppia rispetto a chi non lo ha fatto (9% contro 4,1%). L’uso di un’arma passa dal 2,9% al 6,9%. Ancora più marcato l’effetto delle sostanze illegali, che quasi triplicano il rischio rispetto ai coetanei che non ne fanno uso. Le sostanze non creano la violenza, ma amplificano impulsività, conflitto e perdita di controllo.

Il mondo digitale

Il mondo digitale non resta fuori dal quadro. Gaming problematico, uso a rischio di Internet e soprattutto cyberbullismo agito sono associati a livelli significativamente più alti di violenza offline. Il dato suggerisce una continuità tra ciò che accade online e ciò che esplode nel mondo reale: stessi conflitti, stessi meccanismi di potere, solo declinati in spazi diversi.

Il tema economico

La dimensione economica racconta una storia più complessa. Il fare seriamente male a qualcuno raddoppia tra chi vive in famiglie molto al di sotto della media rispetto a chi sta molto al di sopra (18,3% contro 9,6%). Ma quando si guarda all’uso di un’arma, le differenze tra le fasce economiche estreme sono più contenute (circa 10% contro 12%). Segno che la violenza strumentale attraversa tutte le classi sociali e non può essere letta solo come un problema di povertà.

La questione relazionale

Il fattore più trasversale resta però quello relazionale. Quando il rapporto con madre, padre o amici è fragile, conflittuale o assente, i livelli di violenza crescono in modo netto. Al contrario, sentirsi sostenuti affettivamente, sapere che esistono regole chiare e che qualcuno si interessa davvero alla propria vita quotidiana rappresenta uno dei più forti fattori di protezione.

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