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PISA – Per fermare una grave emorragia post-partum in una giovane neomamma, quando ogni minuto può fare la differenza, all’Azienda ospedaliero universitaria pisana è stata scelta una strada nuova, coraggiosa.

A guidarla, l’équipe di Andrea Panattoni dell’unità operativa di Ostetricia e ginecologia 1, diretta da Tommaso Simoncini, ordinario all’Università di Pisa.

La paziente, una giovane donna di nemmeno trent’anni, era arrivata in ospedale in condizioni critiche, travolta da un’emorragia improvvisa subito dopo un parto spontaneo. Gli esami avevano chiarito la causa: residui di placenta rimasti nell’utero.

Una situazione delicata, in cui un intervento chirurgico tradizionale avrebbe potuto aggravare ulteriormente il sanguinamento, trasformando l’emergenza in qualcosa di ancora più difficile da controllare.

Di fronte a questo quadro, i medici hanno deciso di cambiare prospettiva. Hanno scelto una tecnica mini-invasiva, precisa, quasi millimetrica: l’ablazione termica a microonde guidata da ecografia transvaginale, con monitoraggio Doppler in tempo reale.

Una sottile antenna è stata inserita con estrema cautela e l’energia a microonde indirizzata esattamente dove serviva, colpendo i tessuti responsabili dell’emorragia.

Sul monitor, il flusso sanguigno si è progressivamente ridotto, fino a scomparire del tutto. Un passaggio silenzioso ma decisivo.

Solo allora è stato possibile intervenire per rimuovere i residui placentari, in totale sicurezza. Senza trasfusioni. Senza compromettere l’utero.

Senza togliere alla paziente la possibilità di una futura maternità. Un esito che, in una situazione del genere, non è mai scontato.

“Questo intervento – sottolinea Tommaso Simoncini – è un esempio concreto di integrazione tra competenze diverse, chirurgiche, ecografiche e interventistiche, che insieme permettono di aprire nuove strade. Preservare l’utero e quindi la fertilità di una donna giovane è uno degli obiettivi centrali della nostra attività clinica e di ricerca”.

Resta la cautela della scienza: si tratta di un singolo caso clinico e serviranno studi per confermare sicurezza e riproducibilità della tecnica, così come il suo impatto sulla fertilità nel tempo. Ma intanto, il risultato fa ben sperare.

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