Il diario di un agente segreto inglese è di per sè una rarità. Se poi racconta fatti accaduti nel nostro Paese nei mesi della LIberazione da nazifascismo assume un valore storico ancora maggiore.
Agente segreto per caso
Questo ed altro è contenuto in “Agente segreto per caso. Diario a memoria del capitano del Number 1 Special Force nella Resistenza italiana” di Henry Boutigny, uscito per i tipi di Primamedia editore (pp. 148, 18 euro) a cura di Mauro Taddei, con prefazione di Gianni Oliva e postfazione di Lorenzo, Enrico e Federico Boutigny. La presentazione in anteprima è in programma venerdì 10 aprile a Siena (Stanze della memoria, via Malavolti 9, ore 17.30), sarà presente lo storico Claudio Biscarini.
Nel diario, scritto molti decenni dopo i fatti proprio grazie alle sollecitazioni di Taddei che ribatteva i testi scritti a mano, Henry Boutigny (1918-2001) racconta il suo arruolamento in Grecia, casuale, allo scoppio della guerra nel SOE, il reparto voluto direttamente da Winston Churchill per “incendiare l’Europa” e, in seguito, nella Number 1 Special Force, destinata ad operare solo in Italia, e posta agli ordini del colonnello Cecil L. Roseberrye.
Le missioni clandestine del Capitano
Descrive le missioni clandestine, alcune andate a buon fine e altre meno, le trattative segrete e il ruolo decisivo degli agenti del Soe nelle trattative dell’8 settembre. Un ‘viaggio’ dalla Sicilia per preparare lo sbarco alleato, all’arrivo a Salerno, la Puglia e poi Siena, la città dove il ‘Capitano’, come lo chiameranno i suoi collaboratori e conoscenti per tutto il resto della vita, decise di restare per amore di una donna, Anna Pia Biagini, conosciuta in quel periodo.
Insieme all’amico Dick Mallaby, infatti, decidono da Brindisi di risalire il Paese, ancora occupato dai nazisti, per andare in Toscana, ad Asciano, nelle crete senesi a trovare il padre di Dick, Cecil che qui abitava. E quell’incontro fece conoscere a Boutigny la sua futura moglie.
Il rapimento di Benedetto Crice
Tra gli episodi raccontati, anche il ‘rapimento’ organizzato a Sorrento del filosofo Benedetto Croce insieme alla famiglia prima che finisse nelle mani dei nazisti; e la ‘revisione’ della cartina dell’Italia della Resistenza e della sua frontiera postbellica: la sua correzione, “corrispondente alla effettiva distribuzione delle forze partigiane in campo”, scrive Boutigny “servì al momento del trattato di pace per definire la frontiera con la Jugoslavia. Così Trieste rimase italiana”.
Gli uomini della Resistenza
Sono poi descritti anche alcuni degli incontri con i protagonisti di quel periodo, Raffaele Cadorna, a cui venne consigliata maggior prudenza a causa del tono di voce sempre troppo alto quando parlava, ad Alfredo Pizzoni (“mi impressionò per la chiarezza nell’esporre le proprie idee”), Ferruccio Parri, Giancarlo Pajetta.







