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AREZZO – E’ una corsa contro il tempo per la Procura di Arezzo.

Scade oggi il termine per presentare ricorso in Cassazione contro la sentenza che ha evitato la revoca della patente a Fabio Mistò. Il 63enne camionista che il 4 agosto scorso travolse un’ambulanza sull’A1, causando la morte di tre persone: Gianni Trappolini (55 anni), Franco Lovari (76 anni) e Giulia Santoni Chiapponi (22 anni).

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L’appello

Le famiglie delle vittime, affiancate dagli avvocati Stella Scarnicci, Enrico Buoncompagni e Veronica Barzanti, hanno rinnovato l’appello con una conferenza stampa davanti al Tribunale di Arezzo, sotto l’occhio delle telecamere. “Parliamo non solo come legali, ma per dare voce alle famiglie”, hanno dichiarato i legali, citando la perizia tecnica del consulente tecnico d’ufficio (Ctu) che ha definito la condotta di guida di Mistò “francamente criminogena” e “completamente sprezzante della vita umana”.

La sentenza

Dopo l’incidente, Mistò ha patteggiato per omicidio stradale colposo: il Gup Giulia Soldini lo ha condannato a 5 anni di carcere e alla sospensione della patente per 3 anni. Le famiglie contestano la decisione, lamentando di non essere state informate del procedimento e di aver appreso del patteggiamento solo dai social. Resta perplessi il capo d’imputazione senza dolo, la mancata revoca della patente – che permetterebbe a Mistò di tornare alla guida tra 5 anni – e le offerte risarcitorie “simboliche” (da 5mila a 2mila euro per vittima), respinte per mancanza di assunzione di responsabilità.

Il malcontento

“Il giudice ha riconosciuto che guidava un autoarticolato da 45 tonnellate a 90 km/h, postando video sui social invece di guardare la strada, con mezzo irregolare e patente denunciata smarrita ma usata per violare i limiti di guida”, hanno sottolineato i legali. Nonostante l’aggravante della colpa cosciente, la sentenza ha disposto solo la sospensione per 3 anni.

“Noi e le famiglie riteniamo questa scelta ingiusta e giuridicamente errata: la revoca non è discrezionale, ma necessaria per la sicurezza stradale”, hanno proseguito, annunciando un’istanza al Procuratore perché impugni la sentenza in Cassazione solo sul punto della patente.

Non si tratta di vendetta, precisano i legali: “Chiediamo legalità e rispetto per tre persone morte nel dovere, due volontari della Misericordia. Il camionista ha inviato un messaggio Whatsapp un minuto prima dello schianto. Sospendere la patente per 3 anni manda un messaggio sbagliato: la vita vale meno di un video online”. Confidano nella Procura per “ristabilire la legge e tutelare la collettività”.