PISA – Quattro chili di peso, un cuore che si fermava all’improvviso e una corsa contro il tempo per ridargli un ritmo normale.
Si chiama Buddy, è un barboncino arrivato dalla provincia di Grosseto, ed è il primo cane di piccola taglia ad aver ricevuto un pacemaker all’Università di Pisa, all’interno dell’Ospedale Didattico Veterinario Mario Modenato.
Per settimane i suoi proprietari avevano assistito a episodi sempre più frequenti di svenimento. Dietro quei malori c’era un grave problema cardiaco che richiedeva un intervento urgente e altamente delicato, reso ancora più complesso dalle dimensioni minuscole dell’animale. Buddy pesa appena quattro chili. L’operazione ha previsto l’inserimento dell’elettrodo del pacemaker nel cuore destro, mentre la batteria è stata sistemata in una tasca sottocutanea all’altezza del collo. Una procedura di precisione millimetrica, conclusa con successo da un’équipe multidisciplinare composta dai cardiologi Tommaso Vezzosi e Giovanni Grosso, assistiti da Lisa Alibrandi, dai chirurghi Iacopo Vannozzi e Irene Nocera e dal team di anestesia guidato da Angela Briganti e Chiara Di Franco.
Dopo appena un giorno di ricovero, Buddy è tornato a casa. Adesso dovrà seguire una terapia e un percorso graduale di recupero, ma potrà riprendere lentamente una vita normale. Per l’ateneo pisano il caso rappresenta anche un passaggio importante sul piano medico e scientifico. In Italia sono ancora pochi i centri universitari in grado di effettuare interventi di cardiologia interventistica veterinaria di questo tipo e, in Toscana, quello pisano è attualmente l’unico ambito universitario a praticarli.
“Si è trattato di un intervento particolarmente complesso sia per le condizioni cliniche del paziente sia per la sua piccolissima taglia”, spiega Tommaso Vezzosi, direttore dell’ospedale veterinario. “Per dimensioni e caratteristiche tecniche, questa procedura si avvicina molto alla cardiologia pediatrica. Nel cane, inoltre, è sempre necessario operare in anestesia generale. Oggi Buddy sta bene e questo risultato conferma il valore del percorso avviato con il nuovo programma di cardiologia interventistica”.







