FIRENZE – Un acquisto da 540mila euro di test diagnostici Isopollo, effettuato nel marzo 2020 da Estar nel pieno dell’emergenza Covid, è costato alla struttura pubblica una condanna per danno erariale nei confronti di tre dirigenti, che dovranno restituire in tutto 405mila euro.
I kit — 20mila confezioni prodotti in Corea e commercializzati da una società svizzera — furono pagati a prezzo triplicato rispetto ai test ordinari, non corrispondevano alle specifiche dichiarate e rimasero invenduti in magazzino per mesi, senza essere impiegati nei tempi richiesti dall’emergenza.
Le motivazioni della Corte dei Conti
La Corte dei conti ha accertato che la fornitura fu saldata “sull’unghia” per 540mila euro nonostante segnalazioni tecniche che ne evidenziavano criticità. Secondo la sentenza, i dirigenti erano informati che il costo per test Isopollo fosse di circa 27 euro, contro i 10 euro dei test Arrow già in uso e disponibili, e che la durata di conservazione dei kit consegnati era di sei mesi anziché i dodici indicati nel campione. Il direttore del Dipartimento Farmaceutica e Logistica, Enrico Poli, avrebbe definito la ridotta validità «una grave non conformità» e ne aveva dato comunicazione formale. Nonostante ciò, la struttura procedette al pagamento nell’arco di circa due settimane, rinunciando a contestare il prezzo o a negoziare.
L’indagine
L’indagine trae origine da un esposto anonimo presentato alla Procura contabile nel febbraio 2021 e approfondito dai carabinieri del Nas, che hanno ricostruito tempi e modalità dell’acquisto. Dopo il versamento dell’intero importo, i kit rimasero nei magazzini Estar dal 21 aprile all’8 luglio 2020. La distribuzione arrivò soltanto a ridosso della scadenza, in un periodo estivo caratterizzato da bassa circolazione del virus; ciò ne rese di fatto impossibile l’utilizzo. In una mail interna, Poli sollecitò la distribuzione non per esigenze cliniche ma «per evitare di buttare via i kit», annota la sentenza.
La Corte dei conti sottolinea che pagare un bene pur sapendo che è difforme da quanto pattuito costituisce una violazione grave del dovere di protezione delle risorse pubbliche. I giudici ritengono inoltre che non sussistesse una situazione di urgenza: i laboratori toscani disponevano di scorte adeguate dei test Arrow, più economici e ritenuti efficaci, e non avevano segnalato interruzioni di fornitura. Estar, invece, motivò l’acquisto con presunte esigenze improrogabili che, secondo la Corte, non trovano riscontro nei fatti, tanto più che i kit rimasero inutilizzati per oltre due mesi.
La sentenza
La sentenza evidenzia anche che l’impiego dei test Isopollo richiedeva formazione specifica e complessa del personale, circostanza che ne impediva l’uso immediato, soprattutto considerata la scadenza ravvicinata. I giudici riconoscono tuttavia un margine di attenuanti legato al contesto emergenziale: le norme straordinarie dell’epoca hanno compresso i consueti controlli amministrativi e creato una pressione istituzionale a “fare presto”, fattori che hanno favorito errori decisionali. Lo stesso giudizio rileva la mancata attivazione da parte della Regione Toscana di sistemi tempestivi di monitoraggio o di controfirma preventiva sugli atti di spesa relativi a beni diversi dai dispositivi di protezione individuale, lasciando un «vuoto di vigilanza» che ha permesso l’ampliamento arbitrario del perimetro negoziale.
Per la partita Isopollo la Corte ha inflitto una condanna per danno erariale totale di 405mila euro: 135mila euro ciascuno a carico di Monica Piovi, 62 anni, allora direttore generale di Estar e oggi segretario generale del Consiglio regionale della Toscana; di Daniele Testi, 59 anni, all’epoca direttore amministrativo e ora direttore generale di Estar; e di Enrico Poli, 59 anni, ex direttore del Dipartimento Farmaceutica e Logistica. La sentenza applica comunque una riduzione rispetto all’intero ammontare contestato, riconoscendo le attenuanti legate all’emergenza.







