SIENA – Lunedì, prima dell’apertura dei mercati, Intesa Sanpaolo ha ufficializzato una proposta pubblica di acquisto e scambio volontaria e totalitaria su Mps.
L’offerta combina azioni e contanti e vale complessivamente circa 30,6 miliardi, con un premio del 12,5% rispetto alla chiusura del 5 giugno. Il consiglio di amministrazione di Intesa ha dato il via libera domenica sera, dopo una settimana segnata anche dall’offerta “tra pari” annunciata dal Banco Bpm.
Dettagli dell’offerta
L’Opas prevede l’emissione di 16 azioni Intesa ogni 10 azioni Mps portate in adesione, più 1 euro in contanti (rapporto 1,6 più 1 euro). In caso di adesione totale, il corrispettivo è di circa 27,6 miliardi in azioni e 3 miliardi in contanti. Il titolo Mps viene valutato 10,091 euro; il premio sale al 17,4% e al 18,7% se confrontato con le medie degli ultimi tre e sei mesi. Intesa punta a ottenere almeno il 66,67% del capitale, obiettivo che potrà comunque rivedere in corso d’opera.
La strategia per l’antitrust: la spartizione con Unipol
Per attenuare eventuali obiezioni dell’Autorità antitrust, l’operazione prevede la cessione a Unipol Assicurazioni del marchio Mps, di circa 635 filiali e della maggior parte delle strutture centrali necessarie per far operare la banca in modo indipendente. Il corrispettivo per questo pacchetto è stimato tra 3 e 3,5 miliardi. Unipol, che ha convocato il proprio cda domenica, ha pianificato un aumento di capitale da 2,5 miliardi e proposto la fusione degli sportelli acquisiti con Bper, con l’obiettivo dichiarato di conseguire il “controllo di fatto” della banca modenese senza lanciare un’Opa su Bper.
Cosa rimane a Intesa
Intesa si terrebbe Mediobanca, il suo marchio e circa 625 filiali, oltre a una “componente limitata” delle strutture centrali di Mps. Secondo la banca, questo perimetro rappresenterebbe circa l’80% dell’utile netto 2025 dell’entità combinata e includerebbe attività focali come Wealth Management, credito al consumo e Corporate & Investment Banking, coerenti con il Piano Industriale 2026-2029 del gruppo.
La questione Generali
All’interno di Mediobanca è custodito un pacchetto del 13,2% di Assicurazioni Generali. Intesa afferma che tale partecipazione continuerà a essere trattata come investimento azionario secondo il metodo del patrimonio netto e senza interferenze di governance su Trieste. Contestualmente, Intesa ha approvato l’acquisto diretto di un ulteriore 3,01% del capitale di Generali e la sottoscrizione di un derivato di copertura su questa partecipazione, chiarendo che si tratta di un’operazione di natura “meramente finanziaria” e temporanea, funzionale a mantenere l’attuale trattamento contabile.
Numeri e obiettivi industriali
L’operazione, che richiede un aumento di capitale l’assemblea straordinaria è convocata per il 10 settembre, punta a creare il secondo gruppo bancario dell’area euro per capitalizzazione di Borsa. Intesa stima di poter contare su circa 20 milioni di clienti in Italia, una rete internazionale in 24 Paesi, 9.000 private bankers e consulenti finanziari e attività finanziarie della clientela pari a circa 2.000 miliardi entro il 2029.
Sinergie, costi e impatto occupazionale
Dall’integrazione Intesa attende sinergie complessive (ricavo e costo) pari a circa 2,9 miliardi annui a regime dal 2029. Tra le sinergie di costo sono previsti 600 milioni annui legati a risparmi sul personale, ottenuti attraverso uscite aggiuntive esclusivamente volontarie per circa 6.800 persone (di cui circa 5.000 dal perimetro Intesa) e la contestuale assunzione di circa 6.800 giovani (circa 2.700 come Global Advisor) con un rapporto di una assunzione ogni uscita volontaria. I costi one‑off di integrazione sono stimati in circa 2,1 miliardi ante imposte.
Il perimetro e i numeri per Unipol
Secondo le stime fornite, le 635 filiali destinate a Unipol porterebbero con sé 55 miliardi di raccolta diretta, impieghi per circa 42 miliardi, e un portafoglio clienti di circa 2 milioni. Il perimetro genererebbe un utile annuo tra 400 e 460 milioni e presenta un Cet1 del 16% con attivi ponderati per il rischio fino a 20 miliardi. Unipol prevede di distribuire agli azionisti un dividendo minimo complessivo di almeno 930 milioni riferito all’esercizio 2026.
Tempistica e prospettive
Intesa prevede di ottenere tutte le autorizzazioni necessarie e, se l’operazione verrà finalizzata entro l’anno, rafforzerà la propria posizione nel Wealth Management e nella protezione assicurativa, dichiarando l’intenzione di sostenere l’economia reale e sociale come leader europeo. Il gruppo stima inoltre una maggiore capacità di distribuzione di dividendi per il periodo 2025-2029, con un monte complessivo previsto intorno ai 61 miliardi rispetto ai circa 50 miliardi del piano precedente.
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