Giorno importante per Mps
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SANTA FIORA – C’è un filo invisibile che unisce le terre dell’Amiata e della Maremma a Siena. Non è solo una questione di vicinanza geografica, ma di radici economiche, sociali e umane. Per questo, quando si parla del futuro di Monte dei Paschi di Siena, il territorio non può e non vuole restare a guardare da spettatore passivo.

L’allarme e la mobilitazione trovano una voce istituzionale in Federico Balocchi, sindaco di Santa Fiora, da sempre attento custode degli equilibri del territorio amiatino e maremmano. La sua non è una semplice difesa d’ufficio, ma un atto di resistenza comunitaria.

Uno sportello non è solo un bancomat: è un presidio sociale

La preoccupazione che rimbalza dai palazzi comunali alle piazze dei paesi della Maremma e dell’Amiata riguarda il rischio di una “desertificazione bancaria” o di un progressivo disimpegno di MPS dai territori periferici. Come ricordato dal sindaco Balocchi, la presenza di Rocca Salimbeni in queste zone ha storicamente garantito l’ossigeno a piccole e medie imprese locali (agricoltura, turismo, artigianato, geotermia) che necessitano di interlocutori che conoscano il tessuto reale e non solo gli algoritmi. Ma anche a famiglie e pensionati, per i quali la filiale fisica rappresenta l’ultimo baluardo di servizio pubblico contro lo spopolamento. E infine, a progetti culturali e sociali, da sempre sostenuti storicamente dal legame di prossimità della banca.

“Perdere la centralità del Monte dei Paschi nei nostri Comuni significa togliere un pilastro fondamentale all’economia di prossimità. Non possiamo permettere che le logiche di pura finanza speculativa cancellino decenni di storia e di sostegno alle nostre comunità” ha detto Balocchi.

La Maremma che non vuole arrendersi

Il grido d’aiuto e di battaglia che arriva da Santa Fiora fotografa una realtà chiara: la Maremma non è disposta a essere considerata una “periferia da tagliare”. La difesa di MPS diventa così la difesa del diritto a esistere, investire e lavorare nei piccoli paesi dello e delle colline del tufo.

L’appello lanciato dai sindaci è rivolto direttamente ai vertici della banca e alle istituzioni regionali e nazionali: la privatizzazione o le fusioni future non devono tradursi nell’ennesimo scippo ai danni dei territori.

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