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PISA – È Vivy Tikere Mbeng, pisana di 25 anni con origini camnerunensi, la vincitrice della terza edizione del premio di laurea intitolato a Barbara Capovani, la psichiatra uccisa davanti al Servizio diagnosi e cura dell’Asl Toscana nord ovest nell’aprile 2023.

Il premio è stato istituito dall’Ordine dei medici della provincia di Pisa e Vivy Tikere Mbeng è stata premiata per i suoi risultati accademici: 20 lodi e media degli esami di 29,9, con traguardo raggiunto a 23 anni. Un riconoscimento è andato anche a Gaia Sardella, che ha conseguito lo stesso punteggio, ma la commissione ha premiato Mbeng perché più giovane. Alla cerimonia di premiazione, che si è svolta questa mattina in Sala delle Baleari a Pisa erano rappresentate tutte le istituzioni cittadine e regionali e presenti le direttrici generali di Aou Pisa e Asl Toscana nord ovest.

“Ogni operatore sanitario – ha detto Mbeng, che lavora al servizio di guardia medica a San Vincenzo (Livorno) con un contratto a tempo determinato – dovrebbe andare a lavoro con serenità sapendo che potrà tornare a casa tranquillo, esattamente come dovrebbe accadere a ciascun lavoratore di qualsiasi settore. Sono onorata di ricevere questo premio che porta il nome di una bravissima professionista che ha saputo dedicarsi completamente ai suoi pazienti”.

Le parole del Sindaco Conti

“Dopo l’uccisione di Barbara Capovani – ha ricordato il sindaco Michele Conti – Pisa ha saputo reagire con dignità e unità: una grande fiaccolata attraversò la città con oltre 10 mila partecipanti per una risposta pubblica e collettiva che vide insieme cittadini, operatori sanitari, associazioni, istituzioni e rappresentanti della politica a ogni livello. Purtropo però il fenomeno delle aggressioni nei confronti del personale sanitario continua a rappresentare un problema concreto”.

“Il problema rimane e si aggrava – è il monito del presidente dell’Ordine dei Medici di Pisa, Giuseppe Figlini -. I dati sulle aggressioni agli operatori sanitari in Italia continuano a crescere di anno in anno. Non è una percezione: è una realtà documentata da rapporti nazionali e da una casistica quotidiana. Medici, infermieri, operatori sociosanitari aggrediti verbalmente e fisicamente mentre svolgono il loro lavoro. È una contraddizione che non ha giustificazioni, e che non possiamo continuare ad accettare come un rischio ordinario della professione.

Il legislatore ha inasprito le pene

È un segnale necessario, ma non sufficiente. Serve che le istituzioni tutte mandino un messaggio chiaro: aggredire un operatore sanitario non è una vicenda privata. È un atto contro chi si prende cura della collettività, e come tale va trattato. L’Ordine ha voluto dare un segnale concreto in questa direzione. Nel processo a carico dell’uomo che ha ucciso Barbara Capovani, l’Ordine dei Medici si è costituito parte civile.

Era la scelta di stare accanto a Barbara, alla sua famiglia, e a tutti gli operatori sanitari che ogni giorno lavorano in condizioni difficili, con la consapevolezza che quella tutela non arriva da sola: va rivendicata. Per questo l’Ordine ha istituito il premio di laurea intitolato a Barbara Capovani. Non un rito commemorativo: un atto concreto, che ogni anno riconosce il merito di chi si avvicina alla professione medica con serietà, con impegno, con la consapevolezza di cosa significa scegliere questo lavoro oggi”.

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