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FIRENZE – A Firenze apre DisCover, il primo centro in Italia dedicato a contrastare gli effetti dell’iperconnessione tra bambini e giovani.

Non un Serd digitale, ma un laboratorio e sportello di accompagnamento gestito dalla cooperativa Rete Sviluppo in collaborazione con la Usl Toscana Centro: la sede è in via San Salvi 12 e il servizio è rivolto a ragazzi dai 10 ai 25 anni.

«Non è un luogo di divieti», spiega la sociologa Ester Macrì, presidente di Rete Sociale. «È soprattutto un centro di formazione: si alternano momenti di disconnessione guidata a corsi sull’uso consapevole. Qui si può imparare a registrare un podcast tutti insieme o a creare da zero un videogioco. Vogliamo promuovere il ruolo di protagonisti attivi nella vita digitale, non consumatori passivi».

Il progetto coinvolge anche le famiglie, con interventi volti a contrastare il fenomeno del cosiddetto baby-sitting digitale, ovvero l’esposizione precoce a smartphone e tablet. Al pilota partecipano diversi professionisti sanitari e operatori della cooperativa, che offriranno anche consulenze su come programmare la vita digitale all’interno della famiglia.

Per Valerio Mari, direttore generale della Usl Toscana Centro, non si tratta tanto di una nuova patologia quanto di un abuso: «In questo senso è importante questo centro, che rappresenta una novità. Con la firma dell’Ausl possiamo garantire la presa in carico nei casi che richiedono interventi diversi. La logica è della responsabilizzazione, lontana da proibizioni o semplici divieti».

L’apertura è prevista per la fine dell’estate e la prima fase durerà fino almeno a dicembre 2026. Il Comune di Firenze avrà il compito di raccordare il centro con le realtà del territorio, portando le competenze anche nelle scuole, negli spazi civici e nelle organizzazioni del terzo settore.

«Il centro lavorerà al meglio se scuole, famiglie, enti e centri di aggregazione faranno segnalazioni», commenta l’assessora ai Giovani e allo Sport, Letizia Perini. «Interverremo soprattutto sulla prevenzione, offrendo uno spazio di accompagnamento e spiegazione. C’è la volontà di inserirsi nella rete esistente, mettendo a disposizione i contatti dei centri giovani e dei servizi di educativa di strada».

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