Il futuro di Monte dei Paschi potrebbe non giocarsi soltanto tra Siena, Milano e Roma. Sempre più spesso lo sguardo sembra spostarsi oltre le Alpi. Dove il ruolo di Crédit Agricole sembra diventare decisivo nella definizione del nuovo assetto del sistema bancario italiano ed europeo.
Se davvero prenderà corpo un’integrazione tra Mps e Banco Bpm, la partita non riguarderà soltanto gli equilibri finanziari. Ma il modello stesso di banca che l’Europa vuole costruire nei prossimi anni.
In questo scenario Siena potrebbe tornare al centro di un disegno molto più ampio. Non soltanto sede storica del Monte, ma possibile crocevia di una nuova architettura bancaria europea. È una prospettiva che intreccia economia, politica industriale e territorio, restituendo alla città una centralità che va ben oltre i suoi confini.
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Le prossime settimane potrebbero ridefinire il ruolo di banca Monte dei Paschi di Siena. Un futuro che potrebbe passare da Parigi. È uno degli scenari delineati da Milano Finanza, che ieri ha ipotizzato un progetto di integrazione tra Mps e Banco Bpm con il beneplacito di Crédit Agricole.
“L’integrazione tra Banco Bpm e Mps in funzione anti-Intesa Sanpaolo è appesa a Crédit Agricole”, scrivono Andrea Deugeni e Luca Gualtieri. “Secondo alcune fonti finanziarie, Piazza Meda e Rocca Salimbeni potrebbero definire il progetto di fusione entro il 6 agosto, quando il consiglio di amministrazione di Mps esaminerà la relazione semestrale”.
Secondo il quotidiano economico, sarà decisivo comprendere quali siano le intenzioni della banca francese, oggi primo azionista di Banco Bpm con il 29,3%.
Le ipotesi allo studio
Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio dovranno quindi costruire in breve tempo un’operazione capace di convincere Crédit Agricole e, nello stesso tempo, soddisfare gli azionisti di entrambe le banche, a partire dal socio Delfin. Il nodo sarà il concambio, che dovrà rendere la fusione più conveniente per i soci di Mps rispetto all’Opas di Intesa Sanpaolo, evitando però un’eccessiva diluizione degli azionisti di Banco Bpm.
L’offerta di Intesa prevede 1,6 azioni di nuova emissione e un euro in contanti per ogni titolo Mps. Con il titolo Intesa a 6,34 euro, il corrispettivo implicito sarebbe pari a 11,14 euro per azione, circa l’1,7% in meno rispetto alle quotazioni attuali del Monte.
L’ipotesi allo studio sarebbe invece un concambio compreso tra 0,75 e 0,77 azioni Banco Bpm per ogni azione Mps. Con Banco Bpm a 15,70 euro, Siena verrebbe valorizzata tra 11,78 e 12,09 euro per azione, con un premio compreso tra il 3,8% e il 6,6% rispetto alle quotazioni del Monte e tra il 5,7% e l’8,5% rispetto al valore implicito dell’offerta Intesa.
Per convincere i francesi potrebbe essere determinante il coinvolgimento di Crédit Agricole nella distribuzione dei prodotti Agos Ducato e Amundi. Oltre al possibile subentro ad Axa come partner assicurativo di Mps alla scadenza dell’accordo nel 2027.
In questo scenario resta ancora da comprendere quale potrà essere il ruolo di Generali, di cui Mps, attraverso Mediobanca, detiene indirettamente il 13,3%.
Le variabili sono ancora numerose e le strade da percorrere restano aperte. E ancora coperte.
Il clima politico

L’eventuale asse tra Mps, Banco Bpm e Crédit Agricole si inserirebbe in un nuovo clima politico ed economico. Dopo il recente vertice di Évian tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni, sembra favorita una stagione di maggiore collaborazione industriale e finanziaria tra Italia e Francia. [LEGGI]
L’eventuale integrazione, infatti, potrebbe rappresentare il primo tassello nella costruzione di un campione bancario europeo a capitale misto italo-francese.
Un’operazione di questo tipo sarebbe del resto coerente con l’impostazione delineata dal “Rapporto Draghi”, che individua proprio nella frammentazione dei mercati finanziari europei uno dei principali limiti alla competitività del continente. Una visione che lo stesso ex presidente della Banca centrale europea ha richiamato nei giorni scorsi nell’incontro con Ursula von der Leyen, tornando a sottolineare l’urgenza di rafforzare la competitività europea. L’Europa ha bisogno di gruppi industriali e finanziari capaci di competere con Stati Uniti e Cina. Senza grandi banche, in grado di sostenere gli investimenti e accompagnare la crescita delle imprese, difficilmente il continente potrà colmare il divario competitivo accumulato negli ultimi anni.
Del resto, anche la recente acquisizione del controllo di Commerzbank da parte di Unicredit mostra come il consolidamento bancario europeo non sia più soltanto una prospettiva teorica, ma una dinamica ormai in corso. Nonostante le resistenze manifestate fino all’ultimo dal Governo di Berlino.
La costruzione di una nuova Europa
Nel giro di poche settimane, dunque, l’Italia e Siena potrebbero ritrovarsi al centro della costruzione di quella nuova Europa che dovrà andare oltre la moneta unica. Un’Europa delle imprese, del lavoro, della crescita. Un’Europa fondata sulla democrazia e capace di competere nel mondo. Che non sia soltanto quella dei banchieri, pur sapendo che senza grandi banche europee difficilmente potrà nascere una vera politica industriale comune.
Se questo scenario dovesse prendere forma, Siena diventerebbe uno dei nodi strategici della nuova geografia bancaria europea.
Parte del peso di questa partita ricade inevitabilmente sulle spalle dell’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, chiamato nelle prossime settimane a individuare la strada migliore per il Monte, per i suoi soci e, insieme, per il territorio che la banca rappresenta.
Lovaglio è un banchiere internazionale. La sua nomina alla guida di Rocca Salimbeni difficilmente può essere letta soltanto come la scelta di un manager chiamato a risanare i conti. E il suo profilo sembra oggi adattarsi pienamente alla partita che si sta giocando.
È cresciuto in Unicredit, la banca italiana con la maggiore vocazione internazionale, maturando una lunga esperienza all’estero nella crescita e nell’integrazione di istituti di credito all’interno di una visione non solo di mercato, ma anche di sistema.
In questi anni, raccontano coloro che lo conoscono, ha imparato anche ad apprezzare Siena e le sue tradizioni. Al termine di ogni Palio va a rendere omaggio alla Contrada vincitrice in Campo. Un gesto semplice, ma significativo, che ricorda lo stretto legame tra banca e la città e che testimonia il rispetto per una storia plurisecolare.
Lovaglio ha soprattutto compreso che cosa la città si aspetta da lui: continuare ad avere una banca tra le lastre.
Che non significa soltanto difendere sedi, filiali o posti di lavoro, che restano comunque un patrimonio da tutelare. Significa mantenere a Siena il centro decisionale di una banca capace di sostenere lo sviluppo economico di un territorio che va ben oltre i confini provinciali. Un territorio che comprende tutta la Toscana e, come ha ricordato lo stesso Lovaglio, guarda naturalmente anche al Centro e al Sud Italia.
Perchè la banca a Siena

Mantenere a Siena il cervello di una banca di dimensioni europee significha restituire centralità all’intera Toscana, proprio mentre gli ultimi dati Irpet segnalano un rallentamento della crescita regionale. Significha offrire nuove prospettive al sistema universitario toscano, con Siena e i suoi due Atenei, Pisa con le sue eccellenze e Firenze, in grado di formare una nuova classe dirigente, sempre più europea e internazionale.
Le grandi direzioni aziendali tendono, infatti, ad attrarre capitale umano altamente qualificato, competenze specifiche, ricercatori, consulenze, e a sviluppare innovazione e formazione manageriale. È in questo senso che il mantenimento della presenza del centro direzione di una banca di dimensione europea potrebbe rappresentare un’opportunità non solo economica, ma culturale e scientifica per l’intero sistema economico e universitario toscano.
Vorrebbe dire anche rafforzare il collegamento tra università, centri di ricerca, innovazione e nuove imprese. In altre parole, fare di Siena uno dei luoghi in cui contribuire concretamente a quella “integrazione dei mercati dei capitali nel segno della competitività e della crescita” auspicata dal” Dialogo italo-francese sui servizi finanziari”, che nei giorni scorsi ha riunito a Roma venticinque tra i principali protagonisti delle comunità finanziarie dei due Paesi.
Siena città europea per vocazione
Guardare al futuro senza dimenticare una storia lunga oltre cinque secoli. Una storia che, come ha ricordato recentemente la Chiesa senese, affonda le proprie radici nel “seme francescano” delle predicazioni di San Bernardino contro l’usura e la speculazione, in favore di un’economia al servizio delle persone. Principi che ritroviamo anche nella figura di Santa Caterina, figlia più illustre e amata della città, copatrona d’Italia e patrona d’Europa.
Siena non è mai stata una città di provincia. Lo racconta la sua storia. Gli ultimi anni ne hanno certamente appannato la fiducia, ma non ne hanno cancellato la vocazione europea. Oggi quella vocazione può tornare a essere un’opportunità concreta, a partire proprio dall’Università, che deve recuperare il proprio ruolo di motore dello sviluppo e dell’innovazione. È anche da qui che passa la possibilità per Siena di tornare a esercitare quel ruolo europeo che la sua storia le ha consegnato e che gli ultimi decenni hanno soltanto appannato, ma non cancellato.
È tempo che anche la politica locale cominci a ragionare con questo orizzonte.
Post Scriptum (come si usava un tempo).
Se davvero nei prossimi mesi e anni nasceranno grandi gruppi bancari europei, questi potrebbero diventare anche uno degli strumenti attraverso cui l’Unione potrà finanziare politiche comuni sempre più ambiziose: dagli eurobond a nuovi programmi di investimento sul modello del PNRR, fino alle grandi sfide della sicurezza e della difesa europea. Oggi è soltanto uno scenario teorico ma si inserisce pienamente nel dibattito aperto sulla futura integrazione economica dell’Ue.







