SANSEPOLCRO – C’è una firma che chiude un’attesa lunga decenni e ridisegna il futuro della gestione idrica del Centro Italia. È quella apposta dalla Direzione generale per le Dighe del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, che ha autorizzato formalmente l’entrata in esercizio ordinario della diga di Montedoglio.
Una decisione tecnica, che certifica stabilità e sicurezza dello sbarramento, ma dall’enorme impatto politico, economico e sociale per i territori della Toscana e dell’Umbria.
Con questo atto si conclude ufficialmente la fase di collaudo del gigante di terra e cemento situato nel territorio di Sansepolcro, nell’aretino. L’infrastruttura, capace di contenere oltre 135 milioni di metri cubi d’acqua, entra così nella sua piena operatività. Per festeggiare il traguardo, i rappresentanti dei ministeri, i sindaci dei Comuni interessati e i governatori delle due Regioni, Eugenio Giani e Stefania Proietti, si sono ritrovati oggi proprio ai piedi della diga.
Un “triangolo dell’acqua” per combattere la siccità
L’autorizzazione concessa dal Ministero permette di spingere l’invaso fino alla quota massima di regolazione di 393 metri sul livello del mare, sbloccando di fatto il reale potenziale dell’opera. Non si tratta solo di un grande serbatoio, ma del cuore pulsante di un sistema idrico integrato. Nel corso degli anni, l’Ente Acque Umbre Toscane (Eaut) ha sviluppato una fitta rete di condotte primarie e secondarie che permette di far viaggiare la risorsa verso quattro aree chiave: la Valtiberina, la Valdichiana, l’Alto Tevere Umbro e il comprensorio del Lago Trasimeno.
I numeri del progetto, una volta che la rete sarà completamente a regime, spiegano l’importanza strategica dell’opera in agricoltura per la copertura irrigua garantita per circa 30.000 ettari di territorio, un polmone vitale per le eccellenze agroalimentari delle due regioni, per i cittadini con l’approvvigionamento idropotabile sicuro e costante per circa 700.000 persone.
“Diamo vita al disegno originario — ha commentato il presidente della Toscana, Eugenio Giani — basato sulle condotte di adduzione che collegano strategicamente il triangolo Montedoglio-Lago Trasimeno-Valdichiana. Un’opera fondamentale che si inserisce in una più ampia collaborazione con l’Umbria”.
La fine di un percorso storico
La messa in sicurezza e l’operatività di Montedoglio rappresentano la fine di un percorso tortuoso, segnato in passato anche da incidenti di percorso (come la rottura di uno sfioratore nel 2010) ormai superati dai complessi lavori di ripristino e monitoraggio.
In un’epoca segnata dai cambiamenti climatici e da stagioni secche sempre più aggressive, il definitivo ingresso in campo della diga di Montedoglio offre a Toscana e Umbria uno scudo fondamentale per proteggere l’agricoltura, l’ambiente e i bisogni primari dei cittadini.







