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FIRENZE – Non solo Siena. L’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) lanciata da Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena rischia di avere pesanti ripercussioni occupazionali e sociali anche sul territorio fiorentino.

L’allarme viene lanciato dalla Fisac Cgil della Toscana, che quantifica l’impatto dell’operazione finanziaria su oltre 1.100 dipendenti dell’area di Firenze, tra strutture centrali e rete commerciale.

Il sindacato chiede a gran voce che i futuri assetti societari garantiscano «occupazione, presidio del territorio e tutela dell’indotto», evitando che le grandi manovre finanziarie si scarichino sui lavoratori e sulle comunità locali.

I numeri del polo fiorentino

I dati forniti dalla sigla sindacale descrivono Firenze come uno dei principali polmoni occupazionali di Mps, che si conferma il primo datore di lavoro privato in Toscana. Nel dettaglio, l’area fiorentina conta circa 400 dipendenti impiegati nelle strutture centrali (direzioni e uffici di supporto); circa 700 lavoratori dislocati nella rete commerciale e nelle filiali; un ampio indotto che comprende oltre 100 lavoratori di Nexi e Help Line, a cui si aggiungono gli 80 di Fruendo Accenture (di cui 78 operano quasi esclusivamente per la commessa Mps).

Domenici (Fisac Cgil): «Firenze non deve perdere servizi e posti di lavoro»

“Ad oggi nessuno è in grado di dire quali saranno le ricadute occupazionali di questa operazione — dichiara il segretario della Fisac Cgil toscana, Yuri Domenici — ma Firenze non deve perdere posti di lavoro, funzioni e servizi bancari. Monte dei Paschi ha avuto negli anni il merito di mantenere l’occupazione nei territori oggetto di passate incorporazioni, come avvenuto con Banca Toscana nel lontano 2009. Non vorremmo che una futura riorganizzazione portasse allo svuotamento progressivo delle attività presenti in città”.

Il sindacato allarga poi lo sguardo alla gestione complessiva del sistema del credito in Italia, segnato negli ultimi anni da una costante contrazione della presenza fisica sul territorio.

“Assistiamo a una continua riduzione degli sportelli e dei servizi di prossimità — continua Domenici —. Le operazioni societarie non possono trasformarsi nell’ennesima occasione per chiudere filiali e indebolire la presenza bancaria, che continua a rappresentare un elemento fondamentale per famiglie, pensionati, lavoratori e piccole imprese”.

La richiesta alle istituzioni e ai vertici finanziari

La Fisac Cgil conclude la nota chiedendo impegni precisi e vincolanti per il mantenimento dei livelli occupazionali e per la salvaguardia delle attività nel capoluogo e nel resto della regione: “Firenze e la Toscana non possono permettersi una nuova stagione di razionalizzazioni e chiusure di sportelli che aggraverebbe la desertificazione bancaria”.

L’evoluzione dell’Opas di Intesa resterà nelle prossime settimane al centro dell’osservatorio sindacale, pronto a mobilitarsi per difendere il valore economico e sociale del radicamento territoriale del Monte.

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