Anche la chiesa senese si schiera a difesa della salvaguardia di banca Mps. E lo fa citando San Bernardino e le sue prediche e Santa Caterina, patrona d’Italia e d’Europa.
Non poteva scegliere due esempi più senesi e calzanti per ricordare il legame profondo della città con la sua banca. Chissà se gli attuali amministratori e soci di Intesa San Paolo, eredi della finanza cosiddetta bianca, cioè cattolica, sapranno leggerne tra le righe i messaggi e adeguarne i comportamenti.
Il primo, Bernardino degli Albizzeschi, noto come Bernardino da Siena (Massa Marittima, 1380 – L’Aquila, 1444), predicò in tutta Italia, in particolare nel centro ma anche al nord. Francescano, a lui nel suo girovagare, si deve la diffusione del Cristogramma ma soprattutto del volgare, una lingua che il popolo capiva meglio del latino. La seconda, Caterina Benincasa, (Siena, 1347 – Roma, 1380), nelle sue lettere, in volgare, a papi e potenti parlò, scrive la chiesa senese, “sempre di verità detta con libertà e sull’amore per il bene comune, non sulla convenienza del momento”.
“Scriviamo con il cuore”
“Scriviamo con il cuore, prima ancora che con la ragione, a chi in queste settimane porta sulle spalle la responsabilità di una decisione che riguarda non soltanto il futuro prossimo di un istituto di credito, ma la vita concreta di migliaia di famiglie, e a chi, come cittadino, vive con apprensione l’incertezza di questi giorni”, si legge nella lettera su Mps che a nome della Chiesa senese la Pastorale Sociale e del Lavoro indirizza anche ai soci e agli azionisti di Banca Monte dei Paschi di Siena oltreché alla deputazione della Fondazione Mps e agli enti locali.
Non è la prima volta – prosegue l’equipe – che la Chiesa senese si trova a dover leggere, in una vicenda economica, un segno dei tempi. Non lo facciamo per entrare nel merito di operazioni finanziarie che non ci competono, né per schierarci tra le proposte in campo”.
L’insegnamento di San Bernardino
Ma “ci tocca, e ci sta a cuore, ricordare – continua – a chi decide e a chi è chiamato a vivere le conseguenze di quelle decisioni, che dietro ogni cifra ci sono volti, storie, famiglie che a questa banca hanno affidato il proprio lavoro e, spesso, la propria identità. Questa città porta nella memoria la predicazione di San Bernardino, che nel Quattrocento indicò ai senesi la via di un’economia a servizio dei più deboli, contro l’usura e la speculazione. Da quel seme francescano nacque, un secolo dopo, il Monte di Pietà da cui questa banca discende. Non è un ricordo di circostanza, è la ragione stessa per cui il nome ‘Monte dei Paschi di Siena’ non è un marchio come un altro, ma la traccia di un patto tra un’istituzione economica e la comunità che l’ha generata, per proteggerla e farla crescere. Un patto che, come Santa Caterina non si stancò di ricordare a papi e potenti nelle sue lettere, si regge sulla verità detta con libertà e sull’amore per il bene comune, non sulla convenienza del momento”.
“Per questo senza reticenze, – conclude – vi chiediamo che qualunque strada si scelga, si tenga fede a questo patto, che il lavoro di chi in questi anni ha pagato, spesso duramente, il prezzo del risanamento, non sia trattato come una variabile contabile; che la comunità senese e il suo territorio non si trovino ridotti a periferia di decisioni prese altrove”.



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