PISA – “Nel 2025 la Caritas di Pisa ha segnato un record per le persone aiutate, che non sono mai state così tante”.
A dirlo è don Emanuele Morelli, presidente della Caritas Diocesana pisana, durante la presentazione del rapporto povertà 2026 del territorio. Sono state infatti 2.199 le persone incontrate nel 2025 dalla Caritas, il dato più alto dall’inizio delle rilevazioni dell’Osservatorio diocesano sulle povertà e le risorse.
Il confronto con il 2024
Rispetto al 2024 l’aumento è del 20,2%, mentre il confronto con il 2020, l’anno della pandemia, registra una crescita del 53%. La maggioranza è composta da persone già conosciute in passato, creando ciò che viene definita la “povertà di ritorno”. Considerando anche i familiari conviventi, gli assistiti salgono a 4.591 persone.
A crescere anche i contatti con Caritas: nel 2025 sono stati 25.699, contro gli 8.418 del 2024, con una media di 12 accessi per persona rispetto ai 5 dell’anno precedente. Il dossier conferma inoltre la crescita dei lavoratori poveri, che nel 2025 sono stati 453 (+36%).
“Si tratta di un risultato atipico – evidenzia Morelli -, perché raggiunto in un anno privo di emergenze straordinarie o dell’apertura di nuovi servizi. Tra le principali cause dell’incremento emerge l’emergenza abitativa. Le persone in condizioni di marginalità abitativa sono passate da 148 nel 2022 a 348 nel 2025 (+135%), mentre continuano a pesare l’aumento dei contratti di locazione brevi, il numero elevato di sfratti e la carenza di alloggi di edilizia residenziale pubblica”.
Il rapporto individua anche una seconda criticità nell’indebolimento del sistema dei servizi sociali e socio-sanitari della Zona Pisana. “Oltre tre quarti degli utenti Caritas – conclude – sono seguiti anche dai servizi sociali pubblici e tra il forte turnover degli assistenti sociali e rapporti sempre più sporadici con gli utenti, molte persone sono tornate a rivolgersi a noi”.
“Dobbiamo certamente assistere chi è nel bisogno – aggiunge l’arcivescovo di Pisa, Saverio Cannistrà -, ma dobbiamo anche operare attivamente perché, per quanto possibile, non debbano ricevere per carità ciò a cui hanno diritto come persone e cittadini”.


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