Vende o non vende? Il Governo è talmente diviso intorno alla vicenda Mps che ancora non è del tutto chiaro se abbia o meno intenzione di vendere il suo pacchetto del 4,9% di azioni di banca Mps, dopo l’integrazione con Mediobanca.
Un pacchetto valutato oggi auii valori di Borsa qualcosa come 1,7 miliardi di euro.
Come sappiamo la presenza del Governo deriva dalla crisi degli anni scorsi e da tempo anche l’Europa chiede una uscita dalla compagine societaria. Ma senza fretta. Se però l’uscita è certa al momento sembra incerto il quando questa avverrà.
E appare ormai improbabile che possa accadere proprio nel pieno di questa estate, con l’Opas ostile di Intesa San Paolo in corso.
Sebbene nelle settimane scorse fosse uscita sulla stampa l’indiscrezione che il Governo si stava preparando all’uscita da Mps, questa mattina è stato lo stesso ministro delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, a margine dei lavori in Senato, a tornare sull’argomento. Dopo essere rimasto in silenzio per settimane e dopo che ieri aveva convocato le istituzioni senesi e toscane per il prossimo 20 agosto, oggi ha voluto dire qualcosa.
“Non vogliamo interferire”
A proposito della ipotesi di una “Accelerated Bookbuild” per la vendita della partecipazione pubblica agli investitori istituzionali, incalzato dai giornalisti, ha detto: “Avevamo programmato un Abb prima che partisse l’offerta, adesso ci comporteremo in modo da non creare problemi a nessuno. Non vogliamo interferire”.
Una dichiarazione che chiarisce un aspetto. Il Governo rimane dentro Mps e, in assemblea dei soci, potrà in ogni caso far valere il suo voto. Anche se molti si aspettano una neutralità.
L’affermazione del Ministro smentisce quindi quanto scritto poche ore prima da Blomberg secondo cui il Tesoro “starebbe valutando in queste settimane il da farsi in vista dell’Opas da parte di Intesa Sanpaolo su Siena che dovrebbe partire negli ultimi mesi dell’anno e starebbe studiando, tra le varie opzioni, la cessione della partecipazione residua in Monte dei Paschi entro settembre, per chiudere definitivamente la stagione dell’intervento pubblico”.
Tra le ipotesi, la collocazione accelerata presso investitori istituzionali nei prossimi mesi, “con l’accortezza di frazionare le assegnazioni per evitare che un singolo acquirente concentri una quota rilevante”, precisa Bloomberg.
Questa ricostruzione però era già stata smentita dal Ministero delle Finanze che l’aveva ritenuta “infondata”. Stamani la seconda precisazione. Il Tesoro rimane ancora in Mps.
Ma la Fondazione Mps che fa?
A margine di quanto detto, rimane una suggestione. Se non ora senz’altro nei prossimi mesi il Tesoro comunque venderà. Perchè la Fondazione Mps non si fa avanti ad acquistarne le azioni? Non tutte, magari, ma un pacchetto. Certo, avrebbe potuto farlo anche prima. Oggi un’azione Mps vale in Borsa 11,80 euro ma c’è stato il tempo che valevano molto meno. Prima della cura Lovaglio, ad esempio, un’azione valeva 475 volte meno!!
Possiamo immaginare il guadagno che avrebbe realizzato Palazzo Sansedoni? Perchè non entra finalmente in campo? Nel nome, del resto, porta ancora il suffisso Mps.







