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SIENA – Dopo due giorni di rinvii causati dalla pioggia e accompagnati da inevitabili tensioni e nervi tesi, la macchina del Palio dell’Assunta prova a ripartire.

In una Siena che stasera chiede solo di veder correre i suoi cavalli sul tufo, le riflessioni dello scrittore e giornalista Luigi Oliveto offrono la chiave di lettura più profonda per comprendere l’impatto di questi rinvii sulla città.

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Luigi Oliveto

Oliveto spiega come la forza del Palio risieda proprio nella sua rigorosa scansione temporale: «Il Palio sembra proprio studiato sulla cadenza dei quattro giorni canonici. C’è tutto un crescendo di pathos e di attesa». Quando la pioggia spezza questo ritmo rituale, le conseguenze non sono soltanto organizzative, ma toccano l’anima stessa dei senesi: «Quando subentra un elemento esterno che disturba questa cadenza liturgica e rituale, c’è un calo della tensione emotiva, perché il concetto di attesa nel Palio è veramente fondamentale».

Ma che cos’è, in ultima analisi, questa festa spezzata dal maltempo e pronta stasera a ritrovare la sua voce? Oliveto ne descrive l’essenza più autentica e paradossale: «Il Palio è ostentazione di una memoria collettiva e di un orgoglio di una civiltà in cui, paradossalmente, ci si divide e si mette in scena la discordia per essere però tutti più uniti intorno al valore di questa memoria».

Mentre sul verrocchio il mossiere Renato Bircolotti si prepara a gestire una mossa che si preannuncia infuocata , la lezione di Oliveto ricorda a tutti che, al di là dell’esito della corsa, il vero Palio è quel filo invisibile che tiene unita la comunità senese, prima, durante e dopo la tempesta.

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