SIENA – Di fronte allo scandalo che ha coinvolto un gruppo di minorenni, l’analisi del criminologo Silvio Ciappi offre una chiave di lettura che va oltre i messaggi scambiati nelle chat.
Emergono dinamiche culturali e sociali che spiegano il loro orientamento e la leggerezza con cui si approcciano a simboli e comportamenti estremisti.
Secondo Ciappi, la costante presenza di riferimenti all’estrema destra tra quei ragazzi non è casuale. «La destra radicale offre idee e sentimenti — la forza, l’onore — che risultano attraenti per soggetti fragili», spiega il criminologo al Corriere di Siena. In questo panorama, prosegue, i giovani trovano richiami più chiari e rassicuranti, una narrazione identitaria che assicura appartenenza.
Nonostante l’uso di simboli e slogan, ci sarebbe tuttavia scarsa consapevolezza del loro significato reale. «C’è grande ignoranza: tutto si prende come un gioco», osserva Ciappi. Eppure, nell’ideologia identitaria di un certo tipo di estremismo questi ragazzi avvertono una forma di riparo, una protezione simbolica dalla propria vulnerabilità.
Il mondo virtuale gioca un ruolo fondamentale in questa dinamica: i social, dice il criminologo, «danno un’identità fittizia che permette di proteggersi dal sentimento di sconfitta, che appartiene al mondo reale». Dietro lo schermo e i cellulari, la vergogna — e con essa il freno al comportamento — viene spesso meno.
Colpisce, inoltre, che i soggetti coinvolti provengano per lo più da «ambienti sani». Secondo Ciappi, questo conferma che il disagio oggi è trasversale: «Molti crimini vengono commessi in realtà bonificate», afferma, richiamando l’attenzione sul fatto che non sempre le condizioni esteriori riflettono l’equilibrio interno dei giovani.
Quali rimedi? Per il criminologo servirebbe più attenzione da parte degli adulti e il recupero di valori aggregativi che hanno caratterizzato le generazioni precedenti. Ma anche qui Ciappi solleva un dubbio amaro: guardando alcuni commenti sui social riguardo alla vicenda, si chiede se gli stessi adulti possano dirsi del tutto innocenti. «Ai loro occhi gli adulti sono poco credibili — osserva — perché l’uso della forza ha soppiantato la capacità di ragionare. Questo spinge molti giovani a rifugiarsi nel digitale e nella solitudine, che può essere l’anticamera della rabbia».
Quanto a scuola e famiglie, il criminologo riconosce l’impegno, ma sottolinea le difficoltà nel contrastare un mondo iperconnesso e frammentato, «dove l’attenzione dura il tempo di una scrollata sul telefono». Un limite che rende complesso accompagnare i ragazzi e intercettare segnali di rischio.
Infine, Ciappi tocca un tema scabroso: la presenza di immagini pedopornografiche nei telefoni dei minori. Per lui, la diffusione di quel materiale è coerente con una visione del sesso svuotata della dimensione affettiva. Priva cioè delle relazioni reali che temperano gli impulsi. «In assenza di affetto e legami veri, non c’è freno», sintetizza.
La reazione di Ciappi alla vicenda smentisce infine la tentazione di vedere Siena come luogo inevitabilmente vulnerabile. «Mi sorprende — dice — perché la città avrebbe tanti anticorpi sociali per difendersi».







