PONTEDERA – Le era stato diagnosticato un linfoma non Hodgkin indolente, tipo Malt. Ma non era vero.
Per questo dal 2007 al 2011 era stata sottoposta a ripetuti trattamenti con chemioterapia, cortisone e steroidi. Poi, a Genova, la buona notizia: Il tumore non esisteva. Nel frattempo le cure avevano intaccato il sistema immunitario, causandole gravi danni.
La storia
La storia della signora D. M. di Pontedera, 65 anni, sposata e madre di due figl, è stata resa nota dal quotidiano Il Tirreno che ha dato conto dell’assurda vicenda della paziente che, decisa a rivolgersi ai giudici per chiedere un risarcimento, si è vista riconosciuta una indennità 470mila euro dalla Corte d’Appello di Firenze, che non solo ha confermato la sentenza del Tribunale di Pisa ma ha aumentato la cifra del risarcimento fissato in primo grado a 295mila euro. «Il mio sistema immunitario è ormai distrutto. Cosa può importarmi dei soldi in più, se non c’è ancora un modo per farmi stare bene?», è il commento della signora.
Il calvario
A risarcire la paziente sarà l’Azienda ospedaliero universitaria pisana (Aoup), riconosciuta responsabile di questo caso di errore. Il calvario, infatti, era iniziato nel 2006 quando la signora si recò all’ospedale di Volterra (Pisa) per un intervento ortopedico. Fu in quell’occasione che le venne fatta una diagnosi sbagliata di tumore all’intestino e che spinse la paziente a curarsi al santa Chiara di Pisa con pesanti terapie antitumorali in realtà non necessarie.
Il riconoscimento del danno
Nel 2024 il giudice civile aveva condannato l’azienda pisana a pagare ma il legale della donna, Sonia Ticciati, ritenne bassa la quantificazione del danno e fece ricorso in Corte d’appello di Firenze che, nei giorni scorsi, ha riconosciuto la “personalizzazione del danno”, e l’innalzamento dal 40 al 60% l’invalidità permanente subìta dalla donna, portando così il risarcimento a 470mila euro.
“Mi sento una donna finita”
Stamani intervistata da La Stampa, la signora ha detto che «Avrei voluto esserci anch’io davanti ai giudici della Corte d’appello di Firenze per far vedere loro come sto, per far capire tutto quello che ho sofferto. Ero in ospedale, invece, a curarmi dalle malattie che stanno aggredendo il mio sistema immunitario, distrutto da quelle cure sbagliate. Mi sento una donna finita, purtroppo non c’è modo per essere sereni, neanche dopo la sentenza sul risarcimento».







