PRATO – La procura di Prato ha chiuso le indagini sull’esplosione al deposito Eni di Calenzano che, il 9 dicembre 2024, costò la vita a cinque lavoratori e ferì altre 25 persone.
Secondo gli inquirenti, i pericoli erano noti ma sono stati trascurati lungo l’intera catena di comando del deposito. Due manovre incompatibili sono state condotte contemporaneamente e hanno scatenato il disastro.
Nove persone sono sotto inchiesta e rischiano il processo. Sette dirigenti e preposti di Eni responsabili delle attività del deposito e due persone della ditta Sergen srl, incaricata dei lavori di manutenzione ritenuti all’origine dell’incidente perché eseguiti mentre erano in corso operazioni di carico carburante. I nomi notificati dall’autorità giudiziaria sono Luigi Cullurà, Carlo Di Perna, Marco Bini, Andrea Strafelini, Elio Ferrara, Emanuela Proietti, Enrico Cerbino (tutti in organico a Eni), e Francesco Cirone e Luigi Murno di Sergen. I reati contestati sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni.
Il procuratore Luca Tescaroli, in una nota, parla di «plurimi errori gravi e inescusabili». Per gli inquirenti l’incidente «era concretamente prevedibile» se fosse stata condotta un’adeguata analisi dei rischi e delle condizioni operative, ed evitabile «se fossero state seguite correttamente le procedure di sicurezza, protezione e pianificazione».
Esclusione dell’illecito amministrativo per l’azienda
Tra gli indagati non figura la dirigente Patrizia Boschetti, legale rappresentante della gestione operativa depositi Centro Eni. Questa posizione era stata verificata nel corso delle indagini nell’ambito di un illecito amministrativo contestato all’azienda. La procura ha però escluso quella ipotesi alla luce delle conclusioni dei periti, che hanno ritenuto formalmente adeguato il «modello organizzativo» presentato da Eni.
La dinamica dell’incidente
Secondo la ricostruzione dei pm, quella mattina alle pompe di rifornimento erano incolonnati i camion autobotte. Alle 10:21 si verificò un rilascio di benzina da flange «sbullonate ma non separate», che generò una nebbia finissima. In contemporanea si formò una pozza in una fossa di servizio tra le corsie 6 e 7 e, dopo il passaggio di un’autobotte, si sviluppò una nube infiammabile. Lo scoppio sarebbe stato innescato dalla scintilla prodotta da un cestello elevatore. Impossibile trovare riparo per le vittime. Si tratta degli autotrasportatori Carmelo Corso, Davide Baronti e Vincenzo Martinelli e i dipendenti di Sergen Franco Cirelli e Gerardo Pepe persero la vita.
Inchiesta anche per danni ambientali
La procura ha inoltre chiuso le indagini sul filone relativo ai danni ambientali per il presunto sversamento di idrocarburi in un fosso adiacente al deposito. In questo procedimento figura anche Patrizia Boschetti, sempre in qualità di legale rappresentante di Centro Eni spa.







