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SIENA – “Le cose, i posti, le persone che abbiamo incontrato nella nostra vita sono le pietre miliari del nostro viaggio su questa terra”.

Pierfrancesco Favino racconta l’ispirazione di ‘People, places & things’, la commedia che porta in scena a Sipario Rosso, Teatri di Siena, direttore artistico Vincenzo Bocciarelli, il 10 aprile ai Rinnovati.

Un testo importante di Duncan Macmillan, ad alto valore sociale, emotivo, con il quale Favino esprime la trasposizione scenica di fenomeni sociali, emozioni, riflessioni. Lo spettacolo racconta in modo il percorso di recupero da dipendenze, mescolando drammi personali a elementi metaforici e teatrali.

La storia ruota attorno a Emma: Sarah il suo vero nome. Una donna afflitta da alcolismo e tossicodipendenza, accolta in un centro di riabilitazione dove partecipa a gruppi di terapia. Emma lotta contro la dipendenza insieme agli altri membri del gruppo, tra cui personaggi ironici come Mark, Paul e altri. Condivide esperienze dolorose, fallimenti e difficoltà.

Emma/Sarah è divisa tra il personaggio che interpreta e la sua vera identità. La difficoltà a riconoscere se stessa, a volte vedendosi come la protagonista del ‘Gabbiano di Cecov’, riflette il conflitto interiore tra la maschera sociale e il dolore reale.

Attraverso le sessioni di gruppo della protagonista, lo spettacolo mette in luce il potere catartico della condivisione. Tensioni, resistenze e crisi che si manifestano quando si cerca di abbandonare vecchi schemi comportamentali. Lo spettacolo suggerisce che la vita può essere vista come una performance in cui ruoli, maschere e recitazione influenzano la percezione della realtà.

Pierfrancesco Favino esordisce come regista teatrale, mentre Anna Ferzetti, qui protagonista, lavora per la prima volta con suo marito. Nel cast, anche Betti Pedrazzi, Thomas Trabacchi, Totò Onnis, Luca Massaro, Gabriele Badaglialacqua. Sofia Capo, Marta Morgavi, Giorgio Stefani, Maria Giulia Toscano.

Il copione è un ritratto crudo e poetico della lotta interiore e della rinascita personale. All’interno il confine tra vita e rappresentazione si fa sottile e l’unico modo per proseguire è abbracciare il caos e dire ‘sì’ alla vita, nonostante le incertezze.

Lo spettacolo racconta momenti di confronto emotivo e scontri verbali. Emma è resistente a partecipare al gruppo di recupero, esprime rabbia e frustrazione, si confronta con i terapeuti e con i membri del gruppo. Le dinamiche familiari emergono, in particolare nel rapporto conflittuale con i genitori, che rappresentano il passato doloroso e i legami non risolti.

“Questo testo parla di ciò che – conclude Favino – facciamo per evitare di guardarci dentro, di quello che usiamo per farlo e di come sia possibile una volta toccato il fondo rinascere se ci prendiamo cura delle nostre ferite”.

E ancora: “Questi stimoli possono essere momenti a cui torniamo con gioia o che vogliamo dimenticare, ma racchiudono parti di noi, della memoria, che a volte abbiamo paura di affrontare”.

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