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TORINO – Da condanna a cittadinanza attiva, per costruire opportunità e futuro. Questo l’obiettivo del progetto “Gocce di Libertà. La biblioteca carceraria come luogo di welfare culturale”.

Il progetto mira a sviluppare una rete di biblioteche carcerarie toscane, ed è stato presentato oggi, venerdì 15 maggio, al Salone del Libro di Torino, nello stand della Regione Toscana (Padiglione Oval).

E la Toscana è la regione “più avanti di tutte” in Italia, con ben tre progetti attivi contro uno del Piemonte e nessuno nelle altre regioni italiane.

“Un motivo di orgoglio che, noi addetti alla cultura che tendiamo a vedere sempre il lato negativo, dovremmo ricordarci di far presente”, ha commentato Elena Pianea di Regione Toscana, che ha introdotto l’evento di Gocce di Libertà: un progetto itinerante, non solo tra i carceri toscani, ma anche all’interno del Salone del Libro, con incontri anche presso lo stand della Regione Lazio.

Firenze

Ha aperto l’incontro la testimonianza di Tiziana Mori, responsabile delle biblioteche fiorentine, per parlare del progetto “Biblioteca sociale in carcere dal 2019” finanziato quest’anno sia dalla Regione Toscana che dal Comune di Firenze. Il progetto prevede il finanziamento di uno spazio bibliotecario all’interno del carcere e coinvolge sia la sezione femminile che quella maschile della casa circondariale di Sollicciano.

Al momento il progetto prevede la presenza di un operatore in presenza nella struttura per 30 ore settimanali: presenza che rende la biblioteca del carcere un punto di riferimento e un luogo riconosciuto.

Questa presenza che ha favorito anche il successivo progetto di ristrutturazione dei locali della biblioteca del carcere. La biblioteca diventa così sempre più in luogo dove le persone ristrette “recuperano la propria autostima, sviluppando la propria capacità di progettare il proprio futuro”, nelle parole di Mori.

Il carcere come ponte

“Negli anni 80 l’architetto Michelucci progettò a Sollicciano il Giardino degli Incontri: un’area dove i detenuti potevano incontrare i propri familiare, in un ambiente bello, accogliente e in collegamento con la città al di fuori dalle mura carcerarie. Un ponte tra le due realtà, che dovrebbe essere anche ciò che la realtà bibliotecaria dovrebbe ambire a raggiungere, costruendo relazioni positive”, continua Mori.

Durante il progetto è stato chiesto ai detenuti come avrebbero voluto la biblioteca, e uno degli aspetti che più ritornava nelle richieste era quello che la biblioteca fosse un luogo silenzioso rispetto alla realtà del carcere.

“Le problematiche che riscontriamo sono molte, prima tra tutte quella che il patrimonio librario arriva solo attraverso donazioni, il carcere non investe”, continua Mori. “Inoltre non si può usufruire del prestito interbibliotecario”.

Il progetto di rete è un percorso iniziato nel 2026, allacciando reti tra le biblioteche sociali in carcere in Toscana. “La speranza è quella di unire le forze e conoscere tutte le esperienze dei carceri regionali”, conclude Mori.

Livorno

Per la realtà di Livorno sono intervenute Valeria Cioni (direttrice della biblioteca labronica di Livorno), Giovanna Cuzzola (area educativa casa circondariale Livorno) e Erica Meucci (tutor progetto Biblioteche Innovative).

Il rapporto tra biblioteca e carcere di Livorno esiste già da molti anni, tanto che il catalogo della biblioteca carceraria è consultabile annesso a quello della biblioteca comunale. La biblioteca del carcere è stata però chiusa quasi subito dopo la sua inaugurazione, a causa di problemi di agibilità degli spazi.

In questi anni di collaborazione è nato il progetto della biblioteca sociale Biblioteche Innovative, con l’obiettivo di formare alcuni detenuti sulla professione dell’addetto bibliotecario. Il progetto è iniziato all’inizio del 2026 ed è ancora in corso. Al momento i detenuti stanno lavorando alla catalogazione dei volumi in scaffale, di modo che il fondo diventi consultabile e reperibile.

“Questo progetto è importante intanto dal punto di vista professionalizzante, e poi perché permette ai corsisti di scoprire che cos’è una biblioteca, anche dal punto di vista emotivo. Uno dei detenuti ha affermato che forse se avesse conosciuto prima la realtà della biblioteca di fianco alla quale è cresciuto, forse non si sarebbe trovato in carcere. Può suonare come un’esagerazione, ma credo che sia un’affermazione che racconta bene l’importanza di progetti come questo”, ha commentato Cioni.

La realtà in carcere

“Il corso ha coinvolto 14 detenuti, maggiormente con la fascia di età che va dai 50 ai 55 anni, su circuiti di alta sicurezza, principalmente condannati per criminalità organizzata. Si tratta di pene da 10 anni in su: un tempo che permette una certa continuità del progetto”, ha spiegato Cuzzola.

“Dipendendo tutto da finanziamenti esterni, non c’è una garanzia di stabilità nel tempo, ma nonostante questo le richieste da parte dei detenuti sono state numerose”, ha continuato Cuzzola, che ha aggiunto che il progetto è anche un’opportunità per osservare i detenuti e vederne costanza e approcci in evoluzione con il mondo esterno.

“Una delle problematiche più grandi nei nostri corsi, oltre gli spazi che andrebbero ampliati, è proprio il rapporto e il dialogo, spesso difficile, tra generazioni diverse, soprattutto per la diversa capacità di apprendere il lavoro, che ovviamente varia molto tra un iscritto di 20 anni e uno di 50, anche se la voglia di imparare c’è sempre ed è ciò che più gratifica”, ha commentato Meucci.

Siena

Per la realtà senese è intervenuta Elisabetta Soldati, di Redos – Rete Bibliotecaria Senese e Biblioteca Comunale degli Intronati.

Il rapporto tra la casa circondariale e la biblioteca senese è attivo dal 2008. “La casa circondariale di Santo Spirito è piccola, i problemi di spazio sono molti. La biblioteca carceraria deve condividere gli spazi con la scuola del carcere, non permettendo un’apertura continuativa”, ha spiegato Soldati.

“Questo problema diventa però anche un’opportunità: grazie a questa condivisione è possibile una collaborazione molto più facilitata con gli insegnanti, e infatti ad ora è attiva una collaborazione con l’insegnante di lettere per un progetto di lettura con gli studenti”, ha aggiunto.

La Biblioteca comunale di Siena è attivamente presente nella realtà del carcere, con un operatore che una volta a settimana si reca nei locali del carcere “costruendo ponti e relazioni con i detenuti”, come ha commentato Soldati.

Grazie a questo progetto si è anche potuto rivoluzionare il catalogo della biblioteca, perché i detenuti sono stati in grado di scegliere i titoli da avere presenti in scaffale.

“Quella del carcere senese è una realtà multietnica, e ciò ha permesso che i nuovi 54 titoli arricchissero non solo il catalogo ma anche la varietà linguistica della biblioteca. Alcuni di loro parlano italiano, ma con questi titoli sono in grado di riscoprire e riallacciare rapporti con le loro radici”, ha aggiunto Soldati, che ha concluso ribadendo quanto questo tipo di attività sia in grado di costruire relazioni non calate dall’alto, ma condivise sullo stesso piano.

La Biblioteca di Siena ha organizzato anche un corso di scrittura in carcere, gestito dallo scrittore Fabrizio Silei.

Il progetto in tutta Italia

Hanno concluso l’evento Anna Grazia Stammati (Presidente CESP) e Luisa Marquardt (Università Roma Tre), referenti per il progetto Gocce di Libertà, ribadendo come questo progetto di rete sia diventato una vera e propria “carovana” che parla delle realtà carcerarie all’interno del Salone.

“Si tratta di un progetto che costruisce concrete prospettive professionali – ha spiegato Marquardt-. Questi progetti trasformano la condanna in una forma di cittadinanza attiva, in cui la persona reclusa si mette in gioco e restituisce tanto di sé”.

La Toscana è la Regione più avanti in Italia da questo punto di vista: le uniche regioni che hanno progetti all’attivo sono il Piemonte (con un progetto) e la Toscana con tre realtà già avviate di biblioteca sociale carceraria (Firenze, Livorno e Siena).

“Lo scorso anno al Festival dei Due Mondi in Umbria si è parlato per la prima volta della possibilità di sovvenzionare questo progetto, e adesso arriviamo al Salone del Libro, in particolare allo stand di Toscana e Lazio”, ha commentato Stammati.

“La speranza è quella di scardinare le difficoltà a livello nazionale, e far sì che venga messa sul tavolo una proposta quadro che racchiuda tutti i progetti che per ora abbiamo presentato regione per regione”, ha concluso Stammati.

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