In Italia l’introduzione della pillola abortiva ha riaperto discussioni mai finite a partire dal riconoscimento del diritto all’aborto avvenuto per legge trentadue anni fa, poi riconfermato dal referendum popolare del 1981. La polemica è soprattutto a livello delle Regioni. Se la posizione di Benedetto XVI che richiama i cattolici a battersi per il rispetto della vita fin dal concepimento è quantomeno logica e coerente, stridono le posizioni dei neo governatori Cota e Zaia, rispettivamente di Piemonte e Veneto, che si dichiarano contrari e assumono una posizione in qualche modo illegittima. Il dovere di un presidente della Regione, dovrebbe essere quello di assumere l’impegno di rispettare le leggi e tra queste anche la 194. Cota dichiara “rispetterò la legge, non posso fare diversamente”, mentre Zaia ha annunciato “non daremo mai l’autorizzazione a poter acquistare e utilizzare questa pillola nei nostri ospedali”. A questo Zaia ha aggiunto “studieremo le modalità per far valere un punto di vista nettamente contrario a uno strumento farmacologico che banalizza una procedura così delicata come l’aborto, che lascia sole le donne e che deresponsabilizza i più giovani”.


La situazione in Toscana – Un appello al neopresidente della Regione Toscana ed ex assessore al Diritto alla salute, Enrico Rossi, ”affinche’ dia un segnale chiaro sull’utilizzo in Toscana della pillola abortiva Ru486”. L’hanno rivolto oggi i Radicali in una conferenza stampa dei senatori Matteo Perduca e Donatella Poretti. I Radicali hanno presentato i dati, fonte Regione, sull’utilizzo della Ru486 dal 2005 al 2009 in Toscana: sono da 4 a 6 su un totale di 15, ogni anno, i presidi – asl e aziende ospedaliere – in cui e’ stata somministrata. ”In percentuali – hanno osservato i due senatori – assolutamente irrisorie. A Firenze, non si conta neppure un intervento farmacologico. Noi riteniamo che il protocollo toscano, che indica non il day hospital ma tre giorni di degenza, sia un paletto atto a scoraggiare la libera scelta delle donne a favore dell’ intervento farmacologico o di quello chirurgico”. ”La Toscana vanta in sanita’ pareggio di bilancio ma questo non e’ sufficiente per affermare che le buone pratiche sanitarie sono garantite – hanno spiegato -. Chiediamo a Rossi di passare dai proclami del passato, che non hanno trovato riscontro nella realta’, all’ applicazione puntuale della legge 194, prendendo a modello il protocollo scelto dall’Emilia Romagna, che somministra la Ru486 in day hospital e non obbligando la donna a tre giorni di degenza”. ”La Toscana – ha spiegato Poretti – ha un problema di applicazione. Nel 2005 questa regione doveva essere la punta di diamante: aveva deciso una prassi, quella dell’importazione del farmaco a paziente e nel 2005, se si vanno a rileggere le dichiarazioni dell’assessore, si vede che Rossi annunciava che in tutte le asl della Toscana sarebbe stato possibile effettuare l’intervento di interruzione di gravidanza anche farmacologico. Da allora ad oggi cosi’, purtroppo, non e’ stato. La domanda ora e’ perche’ non in tutte le asl e’ stato possibile, perche’ solo in alcune asl e’ stato fatto, perche’ Firenze non ha mai realizzato interventi farmacologici. Noi una risposta la diamo ma aspettiamo quella del presidente. Secondo noi, il protocollo organizzativo della Regione Toscana, che prevede tre giorni di degenza, non ha aiutato, scoraggiando anzi molte donne a fare questa scelta. Ora che il farmaco e’ in commercio, e’ utile anche rivedere l’organizzazione sanitaria”.


Le altre Regioni – Posizioni meno dure nel Lazio, dove la neo presidente Renata Polverini, ha dichiarato che “la pillola abortiva sarà somministrata in ospedale”, stessa linea anche per Stefano Caldoro, neogovernatore della regione Campania. Situazione più complessa in Lombardia, dove Roberto Formigoni arrivato al quarto mandato, distingue tra il “rispetto” che merita la legge 194 sull’aborto, e la Ru486 che – secondo Formigoni – “scarica sulla donna tutto il peso psicologico e fisico una esperienza traumatica”.


La Ru486 – Da ieri la pillola Ru486 può essere distribuita in Italia e richiesta dalle farmacie ospedaliere. Nel quadro normativo che si è andato delineando, il compito delle Regioni risulta centrale e lascia a questi enti la possibilità di stabilire il metodo di somministrazione. La pillola può essere assunta in day hospital o con un ricovero ordinario che prevede un tempo minimo di tre giorni. Sono per ora solo sei, le Regioni che hanno già deciso e predisposto normative in materia. Sui tempi di arrivo del Mifegyne, ovvero la pillola abortiva, Marco Durini, direttore e medico di Nordic Pharma, la casa farmaceutica produttrice, ha dichiarato: “sia chiaro che noi dobbiamo verificare che la pillola arrivi solo negli ospedali. Inoltre, prima che l’ordine venga validato passano circa un paio di giorni dopo di che, la pillola viene consegnata nel giro di 48 ore, 72 per le isole”. Tempi non proprio immediati, sui quali intanto si infiamma la polemica politica.


Roma

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