PISA – “Ogni percorso è fatto di tappe, e il primo gradino, il più importante, resta quello dell’università e della ricerca. È questo il senso di una giornata come questa”.
Ascoltare lo spazio e mappare la Via Lattea osservando le nubi di idrogeno sarà possibile anche a fini didattici grazie a PULSAR, il più grande radiotelescopio didattico d’Italia, inaugurato al Dipartimento di Fisica dell’Università di Pisa. Il nome e il logo dello strumento sono stati scelti attraverso un concorso di idee che ha coinvolto studenti e studentesse dell’Ateneo. Il radiotelescopio, costituito da una parabola di 5 metri di diametro, è progettato per rilevare segnali radio alla frequenza di 1420 MHz, corrispondenti alla cosiddetta “riga a 21 centimetri” dell’idrogeno neutro, fondamentale per studiare la distribuzione di questo elemento e ricostruire la struttura della Galassia.
Osservare l’Universo con la radioastronomia
Dotato di un sistema automatico di puntamento e inseguimento e collegato tramite fibra ottica alla control room dei laboratori didattici, lo strumento consentirà attività di ricerca e formazione avanzata. La radioastronomia, infatti, permette di osservare l’Universo non attraverso la luce ma captando le onde radio provenienti dal cosmo, offrendo una prospettiva complementare ai telescopi ottici e rendendo visibili fenomeni altrimenti invisibili.
“Questa inaugurazione – commenta il rettore dell’Università di Pisa, Riccardo Zucchi – dimostra quanto sia centrale, per l’università pubblica italiana, mettere a disposizione degli studenti tecnologie avanzate che permettano di apprendere metodologie di ricerca complesse, dalla comprensione dell’universo allo studio della materia oscura. Ma c’è anche un valore simbolico: ricordare come funziona la scienza e il metodo scientifico, che si basa su dati sperimentali da osservare e analizzare. Un’infrastruttura che non serve solo a fare ricerca, ma soprattutto a formare nuove competenze. E proprio la formazione resta il nodo centrale: la sfida, oggi, è riuscire a creare le condizioni perché queste competenze possano trovare spazio e futuro anche in Italia”.
A prendere la parola anche l’astronauta Roberto Vittori, che ha sottolineato come “Un radiotelescopio è uno strumento fondamentale per capire meglio come funziona l’universo. Molto di ciò che studiamo non è visibile a occhio nudo, ma si trova nelle onde radio, e questo rappresenta una grande opportunità per approfondire la conoscenza. Tutto quello che poi vediamo, anche nei grandi programmi spaziali e nelle missioni attorno alla Luna, parte sempre dalla ricerca scientifica.







