Indagato per tentato omicidio l’agente della penitenziaria che domenica scorsa ha sparato tre volte con la pistola d’ordinanza al Pronto soccorso di Prato verso il detenuto che stava tentando di fuggire.
Il giovane, 22 anni, del Marocco, è stato colpito a una gamba con un solo proiettile.
Immediate le polemiche politiche sul caso. Oggi interviene il Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe): “Piena solidarietà, umana e professionale, al collega della polizia penitenziaria indagato per tentato omicidio dopo aver utilizzato l’arma in dotazione nel tentativo di fermare la fuga di un detenuto dall’ospedale di Prato“, dice Donato Capece, segretario generale.
“Massimo rispetto per la magistratura e piena fiducia nel suo operato, ma proprio per questo riteniamo che debbano essere gli atti, le indagini e infine il giudice a stabilire che cosa sia realmente accaduto”.

Il Sappe, sottolinea Capece, “non chiede alcun privilegio per il collega e non pretende che nessuno chiuda gli occhi davanti alla legge”. “Chiediamo – prosegue – esattamente il contrario: che sia la legge, attraverso tutti gli strumenti di indagine e le garanzie del processo, a stabilire che cosa sia realmente accaduto. Se il collega ha sbagliato saranno gli accertamenti a dimostrarlo. Se invece ha agito nell’adempimento del proprio dovere, trovandosi a fronteggiare una situazione che in quei momenti ha percepito come pericolosa e nella quale doveva impedire una fuga, anche questo dovrà emergere con la stessa chiarezza. Essere indagati non significa essere colpevoli e questo principio deve valere per tutti, anche nella comunicazione pubblica”.







