LIVORNO – La Toscana, terra di tradizioni equestri radicate nel tempo, vanta una rete di ippodromi che hanno segnato la storia dell’ippica italiana. Da Firenze a Pisa, da Montecatini Terme a Livorno e Grosseto, questi impianti rappresentano non solo luoghi di competizione sportiva, ma anche poli culturali e sociali.
Tuttavia, negli ultimi anni, il settore affronta una profonda crisi, testimoniata dalle gare d’asta e bandi andati deserti per strutture iconiche come l’Ippodromo del Casalone a Grosseto e il Federico Caprilli a Livorno. In un contesto di calo di interesse, problemi finanziari e concentrazioni di attività, il futuro di questi beni appare incerto.
La crisi del Casalone a Grosseto
L’Ippodromo del Casalone, inaugurato nel 1925 e situato lungo la Via Aurelia Antica, è un simbolo della Maremma. Con una superficie di circa 200.000 metri quadri, include piste, scuderie storiche, tribune e aree per il pubblico. Tuttavia, dal fallimento della società gestrice nel 2018, l’impianto è chiuso e versa in stato di abbandono. Le aste giudiziarie per la vendita si sono susseguite senza successo. Nel 2025, dopo le gare deserte di aprile e giugno, l’asta del 9 ottobre è andata ancora una volta deserta, con una base d’asta di 2.770.200 euro e offerta minima analoga. Il curatore fallimentare, Mario Veninata, aveva fissato la prossima vendita per gennaio 2026, con un ribasso del 10% sul prezzo. Questa è la sesta asta fallita in un anno, aggravata dalla destinazione d’uso vincolata all’ippica, che impedisce riconversioni e scoraggia investitori.
Il TAR del Lazio ha respinto il ricorso della ex società contro l’esclusione dal calendario nazionale 2022, confermando la concentrazione delle corse al galoppo presso l’Ippodromo dei Pini di Follonica. Non ci saranno più gare al Casalone, e una richiesta di risarcimento da 1 milione di euro annui è stata bocciata. Il sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, ha espresso speranze per un rilancio legato al cavallo maremmano, ma le prospettive rimangono flebili.
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Il Caprilli di Livorno: bando per il 2026 senza offerte
Situato vicino alla costa, accanto allo stadio e ad altre strutture sportive, l’Ippodromo Federico Caprilli è un altro pilastro toscano per il galoppo. Riaperto recentemente dopo periodi di chiusura, ha ospitato eventi estivi, ma affronta analoghe difficoltà. Il bando per la gestione annuale 2026, con custodia e organizzazione di corse fino al 31 dicembre (rinnovabile), è scaduto il 20 gennaio 2026 senza alcuna offerta, nonostante una proroga di 10 giorni. Lancio a fine 2025 dopo la revoca dell’affidamento a Sistema Cavallo (in liquidazione giudiziale), il procedimento mirava a una gestione temporanea in attesa di un partenariato pubblico-privato a lungo termine. Il Comune di Livorno, guidato dal sindaco Luca Salvetti, si impegna a garantire le 17 giornate di corse assegnate dal MASAF tra giugno e agosto 2026 (possibilmente di più), come da decreto del 24 dicembre 2025. “Apriremo comunque”, ha dichiarato il sindaco, puntando a soluzioni alternative per mantenere gli impegni ministeriali e assicurare un futuro all’impianto.
Prospettive per l’ippica Toscana
La crisi degli ippodromi toscani riflette un trend nazionale: calo di finanziamenti, scandali e concorrenza dal betting online. Mentre San Rossore e Visarno resistono, Grosseto e Livorno simboleggiano le difficoltà, con aste deserte che certificano il disinteresse del mercato. Gli addetti ai lavori invocano interventi pubblici, come incentivi per riconversioni parziali o partenariati, per preservare questi patrimoni. Senza azioni concrete, tuttavia, il rischio è la perdita di un pezzo di storia equestre italiana.







