«La campagna referendaria rischia di svuotare di senso lo strumento stesso del referendum e trasformarlo in uno scontro politico tra schieramenti».
È l’allarme lanciato dal giurista Sabino Cassese, intervenuto oggi a Pisa in occasione degli eventi promossi dalla Scuola Sant’Anna e dalla Scuola Normale. L’occasione era celebrare i suoi 90 anni.
Il referendum
«Se continuiamo a discutere del referendum e non della domanda referendaria – ha spiegato – sbagliamo, perché sostanzialmente annulliamo il significato del referendum, ovvero della democrazia diretta».
Secondo il giurista, il rischio concreto è che la consultazione venga ridotta a una contrapposizione politica. «Così il referendum diventa uno scontro tra tifoserie politiche. Ci stiamo privando di uno strumento democratico che si chiama democrazia diretta, perché la facciamo diventare democrazia rappresentativa».
Un uso distorto che porta a trasformare il voto in un giudizio sull’esecutivo. «Sta diventando un voto a favore o contro il governo, ma noi votiamo il governo con le elezioni, non con il referendum».
L’Europa
Nel suo intervento Sabino Cassese ha allargato lo sguardo anche all’Unione Europea, rivendicandone il percorso storico.
«Se si compara il modo in cui si sono formati gli Stati Uniti e il tempo in cui si è formata l’Unione Europea – ha osservato – ci si rende conto degli straordinari successi dell’Ue, che al di là di tutto il piagnisteo fa sempre passi da gigante sviluppandosi attraverso le crisi».
Guardando al futuro, ha indicato due obiettivi cruciali: “L’Europa nell’immediato futuro ha davanti due sfide fondamentali: diventare un gigante finanziario, perché oggi è un gigante regolatorio ma un nano finanziario, e quella della difesa, perché uno Stato non può non avere un proprio sistema di difesa».
Cassese ha infine collegato queste riflessioni alla crisi dei sistemi politici nazionali.
«Il sistema politico italiano è certamente in difficoltà, e lo sono anche quelli degli altri Paesi per tanti motivi, alla base dei quali c’è comunque l’astensionismo».
In questo quadro, la prospettiva europea può rappresentare una via d’uscita: «Avere la prospettiva europea può essere una salvezza, perché le classi dirigenti imparano dagli altri».







