Anche "La vergine pazza" di Lorenzo Viani in mostra nel percorso museale "Stanze con vista sull’umanità" che la Fondazione Mario Tobino ha allestito all'interno dell’ex Ospedale psichiatrico di Maggiano di Lucca dal 3 al 29 gennaio.

La mostra Il percorso propone una revisione ampliata della mostra prodotta dalla Fondazione nell’anno 2008 presso il Palazzo Ducale di Lucca, evento collaterale al convegno scientifico “Il turbamento e la scrittura”. Si tratta di un percorso nella storia medico scientifica dell’ospedale psichiatrico di Maggiano ma, ancor più, un percorso nella storia della psichiatria nella sua evoluzione da un approccio organicistico, “nelle quali la conoscenza è legata alla freddezza emozionale e alla neutralità affettiva” e dove le osservazioni sono “indirizzate non a un soggetto ma a un oggetto” a un nuovo indirizzo fenomenologico che ha come oggetto non solo il cervello ma “l’interiorità, la vita interiore, la soggettività dei pazienti”. Un percorso che l’Ospedale psichiatrico di Maggiano ha vissuto in un progressivo divenire da “prigione di matti”, il cui compito principale era la contenzione e l’allontanamento degli stessi dal “mondo dei sani”, a luogo di terapia dove il malato poteva coltivare le proprie capacità residue e nel quale i medici si mettevano in relazione con i pazienti nel tentativo di cogliere l’immagine autentica e dolorosa della follia. Un’immagine tanto potente da divenire per Mario Tobino sorgente viva dei suoi libri che, ben lontani dall’essere manuali di psichiatria, divengono, di fatto, “una splendida e straziante testimonianza di cosa sia la follia nelle sue radici fenomenologiche e antropologiche”.

Gli ambienti Il percorso si articola in tre ambienti che accompagnano il visitatore in un itinerario emotivo che partendo dalla profonda disperazione attraverso l’umanizzazione del malato psichiatrico giunge alla liberazione nella poesia. La prima sala ripropone la morfologia della mostra del 2008: entrarvi significa entrare nell’abisso. Gli strumenti scientifici, una selezione dei numerosi strumenti che compongono la collezione dell’ospedale psichiatrico di Maggiano, contemplano l’elettroshock, le camice di contenzione, il guanto volumetrico di Patrizi e strumenti chirurgici. Gli oggetti emergono nel profondo buio di un’inquietante atmosfera che sconvolge tutti i sensi. L’opprimente colore viola di pareti e soffitto, la disperazione cantata dalla potente poesia di Alda Merini, l’odore dei prodotti di pulizia che tentavano di cancellare l’odore di un’umanità anch’essa da cancellare nella reclusione psichiatrica. La seconda sala propone una lettura parallela dell’ospedale psichiatrico di Maggiano, un ospedale che ha aperto le porte a un approccio diverso alla terapia in un tentativo di entrare in relazione con il malato che diviene uomo con diritti, desideri, capacità manuali e creatività. Qui trovano spazio gli oggetti di una quotidianità più umana: le urne per le votazioni, le pitture e i lavori manuali prodotti dai malati, le chiavi, le foto. Il buio si è rischiarato: ancora non si vede la luce ma si intravede. Ancora i malati sono malati ma sono soprattutto sono uomini e donne e le loro ombre rimangono nelle loro opere. Infine, salendo le scale, si giunge all’ultima sala: il luogo della poesia. La malattia mentale si trasfigura nello spazio magico della letteratura di Mario Tobino. Una sala dove i sensi del visitatore provati dalla visione dell’abisso dell’esistenza, si liberano nella contemplazione della bellezza della natura di Maggiano, nell’ascolto e lettura dei messaggi poetici di Tobino, nel piacere della conversazione in un luminoso spazio senza tempo tra i profumi e i suoni del bosco.

Info Tel. 0583.327243 www.fondazionemariotobino.it

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