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È stato firmato in via definitiva il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Funzioni locali per il periodo 2022-2024. Una misura che in Toscana riguarda circa 24mila dipendenti degli enti locali e oltre 400mila a livello nazionale.

Il nuovo contratto lo hanno siglato l’Aran per la parte pubblica e i sindacati Uil, Cisl e Csa. La Cgil “si è sfilata denunciando la perdita di potere reale rispetto al costo della vita”.

Tra le novità, è prevista una flessibilità dell’orario di lavoro, con possibilità di articolare le 36 ore settimanali su quattro giorni (in via sperimentale e su base volontaria) e viene riconosciuto il buono pasto anche in caso di lavoro agile.

Aumenti salariali

Il contratto “prevede aumenti medi mensili lordi pari a 136,76 euro per tredici mensilità, corrispondenti al 5,78% del monte salari 2021. Considerando anche lo 0,22% destinato al trattamento accessorio, l’incremento complessivo raggiunge circa 140 euro mensili”.

L’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) fa sapere che “con la firma definitiva saranno inoltre corrisposti gli arretrati maturati fino al 28 febbraio 2026, pari mediamente a 1.728 euro per ciascun dipendente”.

Il commento di Aran

Per il presidente di Aran, Antonio Naddeo, l’accordo rappresenta un equilibrio “tra le aspettative del personale e la sostenibilità del sistema”. “Con la firma definitiva si chiude il triennio 2022-2024 e si conferma la continuità della stagione negoziale. Prosegue inoltre l’impegno a ridurre progressivamente lo storico divario rispetto ai contratti e ai livelli retributivi delle Funzioni centrali, valorizzando il ruolo strategico degli enti locali”, afferma il capo dell’Agenzia. Le nuove disposizioni sono ora pienamente efficaci sotto il profilo normativo ed economico.

Frenare la fuga

Il contratto, con i nuovi trattamenti economici, vuole frenare la tendenza centrifuga dei dipendenti dai Comuni, che lascerebbero il lavoro a causa anche dei salari ritenuti troppo bassi. Tra il 2017 e il 2023 le cessazioni sono state tra le 11mila e le 16mila unità l’anno, anche per effetto dei pensionamenti.

In Toscana perso 21% del personale

In Toscana l’allarme era stato lanciato lo scorso maggio quando, in base ai dati elaborati dalla Fondazione Ifel, negli ultimi 13 anni (dal 2010 al 2023) si sarebbe perso il 20,9% delle unità nei Comuni, passate dalle 30.100 del 2010 alle 23.819 del 2023. Sempre Ifel stimava per i prossimi 7 anni che il comparto Comuni toscani potrebbe perdere oltre 4.200 dipendenti a tempo indeterminato per pensionamento e altri 8.600 dipendenti per altre cause (come dimissioni volontarie). In totale “uscirebbero oltre 12.800 unità, il 54% del personale attualmente in servizio”.

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