MILANO – La Procura di Milano accelera sull’inchiesta sul presunto accordo occulto tra il gruppo Caltagirone, Delfin e Banca Mps per acquisire il controllo di Mediobanca, azionista di riferimento di Generali.
Il procuratore capo Marcello Viola e l’aggiunto Roberto Pellicano hanno illustrato i dettagli in audizione davanti alla Commissione Banche del Senato, sottolineando l’origine dell’indagine da “numerosi esposti, presentati anche da Mediobanca sia alla Consob che al nostro ufficio con apposita querela”.
Viola ha spiegato che le indagini procedono “specificamente ma in modo provvisorio, del tutto fluido”, con possibili approfondimenti su reati ex articolo 185 del Tuf: operazioni artificiose per alterare il prezzo di Mediobanca, omettendo di comunicare al mercato un accordo tra Delfin, Caltagirone e l’ad di Mps Luigi Lovaglio. Secondo i pm, i tre avrebbero coordinato acquisti di titoli Mediobanca e Generali, superando il 20% del capitale di Mediobanca senza autorizzazione Bce e senza lanciare l’Opa obbligatoria oltre il 25%.
Focus su patti parasociali e “finalità di controllo”
Tutti i passaggi dell’Ops Mediobanca, ha ribadito Viola, dimostrano una “finalità non finanziaria ma di controllo”, con condotte volte a occultare patti parasociali. Pellicano ha approfondito il profilo tecnico: “C’è un obbligo generale di informativa al mercato per scelte consapevoli di investimento, e il mancato rispetto può essere valutato penalmente”. Ha citato l’articolo 101-bis del Tuf, che definisce il “concerto” in modo ampio – accordo espresso o tacito per acquisire o rafforzare il controllo – come “il cuore della nostra attività”.
Ruolo chiave di Lovaglio, ma il suo avvocato replica
Pellicano ha puntato il dito su Lovaglio: il suo “supporto fondamentale” al concerto, tramite la cessione della terza tranche di azioni Mps dal Tesoro con Abb di novembre 2024, criticabile ma non sufficiente a indagare il Mef. “Lovaglio non è socio, è manager e concorrente esterno”, ha precisato.
Immediata la replica del legale di Lovaglio, Giuseppe Iannaccone: “L’estraneità del manager emergerà con assoluta chiarezza. Gli atti confermano che ha operato nel rispetto della legge e nell’interesse della Banca”.







