PISA – “Negli anni Novanta l’obiettivo dell’università era soprattutto uno: formare studenti capaci di rispondere alle domande. Oggi quel paradigma è cambiato profondamente. Il punto non è più solo trovare risposte, ma imparare a porre le domande giuste e, soprattutto, a valutare criticamente le risposte che arrivano”.
Proprio da questa riflessione è nato all’Università di Pisa un esperimento didattico destinato a far discutere: il primo corso universitario che obbliga gli studenti a utilizzare l’intelligenza artificiale. Non come scorciatoia per evitare lo studio, ma come strumento necessario per superare gli esami. Il corso, inserito nella laurea magistrale in Computer Science del dipartimento di Informatica di Unipi, è stato progettato dai professori Antonio Cisternino e Andrea Corradini e completamente ripensato per rispondere a una trasformazione del mercato del lavoro che è già in corso.
Da dove parte l’idea del corso
“L’idea parte da un dato semplice ma difficilmente ignorabile: oggi oltre il 60% degli studenti utilizza già strumenti di intelligenza artificiale per studiare, cercare informazioni o approfondire argomenti. Un fenomeno che non può essere fermato con divieti. «Il vaso ormai è aperto e non si può impedire” osserva Cisternino. “È molto più ragionevole dire agli studenti: ti insegno a usarla”. E, a quanto pare, la risposta degli studenti è stata tutt’altro che opportunistica: “l’intelligenza artificiale non è stata usata per aggirare lo studio, ma come strumento di apprendimento”.
Insegnare a usare l’intelligenza artificiale, però, non significa semplicemente imparare a interrogare una macchina. Il primo passo è comprendere i limiti dello strumento. “L’IA – continua – sbaglia, e anche spesso. Per questo l’obiettivo della formazione non è creare utenti passivi, ma professionisti capaci di supervisionare la tecnologia, di verificarne le risposte e di riconoscerne gli errori”.
Il paradigma della didattica universitaria
È qui che entra in gioco il cambio di paradigma nella didattica universitaria. “In un mondo in cui le informazioni sono sempre più accessibili e gli strumenti sempre più potenti, la vera competenza diventa saper formulare le domande giuste e valutare con spirito critico le risposte ottenute”. Per questo, secondo Cisternino, la formazione deve tornare a concentrarsi sui fondamenti.
“Il mondo – precisa – sta cambiando a una velocità che spesso facciamo fatica a comprendere. Grazie all’IA nasceranno nuove professioni, chiamate a muoversi in territori in cui la tecnologia esiste già, ma le categorie interpretative non sono ancora state costruite. Le possibilità aperte dall’intelligenza artificiale sono quindi enormi, ma per intercettarle serve un cambiamento profondo nella formazione: la vera sfida per chi forma i giovani è creare menti capaci di analizzarla, interpretarla e valutarla”.
Un approccio che, secondo il docente, non riguarda soltanto l’informatica. “L’esperienza avviata a Pisa può essere applicata anche ad altre discipline. Perché la lezione dell’intelligenza artificiale è proprio questa: le tecnologie continueranno a evolversi rapidamente, ma ciò che farà davvero la differenza saranno lo spirito critico e la capacità di ragionare, non più il fare”.







