MASSA – La procura di Massa ha concluso le indagini sull’omicidio di Giacomo Bongiorni, ucciso la notte dell’11 aprile davanti al figlio di 11 anni e alla compagna.
Gli avvisi di conclusione indagini sono stati notificati a due dei maggiorenni coinvolti nel fatto: Ionut Alexandru Miron, 23 anni, ed Eduard Alin Carutasu, 19 anni. Per i tre minorenni coinvolti si attende il parere della procura per i minorenni di Genova.
La posizione della procura
Secondo l’accusa, tra i giovani coinvolti figura anche un diciassettenne ritenuto autore di alcuni pugni sferrati con tecnica da pugile, oltre ad altri quattro ragazzi che avrebbero partecipato all’aggressione e poi si sarebbero allontanati senza soccorrere la vittima.
La procura di Massa ha fatto cadere l’aggravante dei futili motivi, probabilmente in relazione alla colluttazione avvenuta poco prima tra la vittima e il cognato, che sarebbe stata il prologo della tragedia. Anche i minorenni, compreso il diciassettenne, saranno a breve informati della conclusione delle indagini.
Per l’omicidio sono attualmente in carcere Miron e Carutasu, difesi rispettivamente dagli avvocati Enzo Frediani e Diego Furlan. Il principale indagato minorenne, assistito dall’avvocato Nicola Forcina, è detenuto nel carcere minorile di Firenze. Il cognato della vittima, indagato per rissa, ha sempre sostenuto di aver agito in difesa di Bongiorni.
La ricostruzione
Secondo la ricostruzione dei carabinieri di Massa, la lite è scoppiata dopo che una bottiglia di vetro era caduta a terra: Bongiorni e il cognato avrebbero rimproverato i cinque giovani, si sarebbe acceso un parapiglia temporaneamente sedato e, dopo alcuni scambi di parole, la situazione sarebbe degenerata in una violenta aggressione nonostante la presenza del bambino. Il figlio, dopo aver visto il padre crollare, cercò a lungo di rianimarlo.
Determinanti per le indagini sono state le testimonianze di presenti e le immagini riprese da una telecamera di sorveglianza, che hanno registrato la sequenza dei colpi e la caduta della vittima. Per i cinque ragazzi si profila ora il processo.
L’autopsia non ha individuato una singola causa predominante del decesso, ma ha rilevato una «massiva emorragia» che potrebbe essere riconducibile sia ai colpi ricevuti — tra cui i pugni del diciassettenne, allenato in boxe, e un calcio sferrato da uno degli arrestati mentre la vittima era già a terra — sia all’urto della testa sull’asfalto provocato dalla caduta. Le indagini proseguono per chiarire le responsabilità di ciascuno.







