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FIRENZE – I toscani spendono circa mezzo miliardo di euro all’anno solo per i contratti regolari di badanti che assistono anziani e persone fragili nelle proprie case.

Una cifra in costante aumento, che pesa sui bilanci familiari e riflette un’emergenza demografica: popolazione sempre più anziana e posti limitati nelle Rsa. Non stupisce che l’età media dei datori di lavoro superi spesso i 70 anni, con la Toscana tra le regioni che più ricorrono a questa figura professionale.

Un identikit preciso: donne straniere, spesso irregolari
Secondo l’ultima analisi dell’Osservatorio Domina sul lavoro domestico, nel 2024 in Toscana sono state assunte oltre 42mila badanti. Il 91,7% sono donne, quasi l’80% straniere e prevalentemente tra i 50 e i 60 anni.

Ma questi numeri catturano solo metà della realtà. L’Istat stima che circa il 50% dei lavoratori domestici operi in nero, un tasso ben superiore alla media nazionale del 10-12%. Di conseguenza, la spesa reale delle famiglie toscane potrebbe sfiorare gli 800-850 milioni di euro annui, considerando i costi ridotti per i rapporti irregolari (senza contributi né Tfr).

Firenze in testa: 13mila badanti nella provincia
La provincia di Firenze concentra oltre il 30% delle badanti toscane, ovvero 13mila unità, con un rapporto di 14,2 ogni 100 anziani – il più alto della regione, sempre stando a Domina. Prospettive in peggioramento: l’Istat prevede che entro il 2050 la quota di over 80 salirà dal 8,9% al 13,8%, con un incremento del 47,6%. In Toscana, già nel 2021, si contavano 114mila anziani non autosufficienti (oltre il 40% gravi) e 85mila over 65 con demenza, di cui il 60% Alzheimer.

Colf e badanti: 721 milioni solo per i regolari
Il fenomeno non si limita alle badanti. Insieme alle colf, nel 2024 hanno generato una spesa di 721 milioni di euro per i soli contratti regolari, coinvolgendo oltre 72mila lavoratori. Il settore domestico complessivo produce un valore aggiunto di circa 1,3 miliardi, inclusi consumi correlati.

Prospettive: servono politiche migratorie mirate
Assindatcolf e il Centro Studi Idos avvertono: nel triennio 2026-2028 crescerà il fabbisogno familiare di assistenza. “Per coprirlo occorrono politiche migratorie mirate – spiegano dal sindacato a Repubblica – perché si tratta di personale non ancora in Italia: bisogna organizzarsi subito”.

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