VERONA – La 58ª edizione della fiera internazionale del vino si è aperta a Veronafiere tra brindisi, buyer da mezzo mondo e l’energia contagiosa di chi sa che il vino italiano, nonostante le sfide globali, resta un’eccellenza assoluta. E in questo scenario la Toscana è entrata in campo con una novità importante: Casa Toscana.
La Regione con il suo stand istituzionale nel Padiglione 9, Stand A13, battezzato proprio “Casa Toscana”. Non un semplice spazio espositivo, ma una vera e propria casa aperta: un luogo dove si racconta l’identità profonda di una regione che dal mare alla montagna, dal Chianti al Brunello, dalla Vernaccia di San Gimignano alla Maremma, continua a dettare lo stile del vino italiano nel mondo.
L’assessore regionale all’Economia, Turismo e Agricoltura Leonardo Marras ha accolto i visitatori con orgoglio: “Con Casa Toscana vogliamo mostrare non solo i grandi nomi, ma l’intera filiera: dai piccoli produttori eroici alle cantine storiche, passando per le nuove denominazioni e le sfide della sostenibilità. Il vino toscano non è solo un prodotto, è un paesaggio, una cultura, un modo di vivere”.
La Toscana del vino in vetrina
Sui tavoli degustazione scorrono bicchieri di Chianti Classico, Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano, ma anche bollicine da uve autoctone, bianchi minerali della costa e rossi potenti dell’Argentario e della Doc Orcia. Accanto ai vini, come da miglior tradizione, non mancano assaggi di finocchiona IGP, pecorino toscano e pane toscano DOP.
Il programma è fitto: masterclass, tasting tematici “dalla costa alle montagne”, incontri B2B e presentazioni di nuove annate. Il messaggio che la Toscana porta a Verona è chiaro: tradizione sì, ma con uno sguardo rivolto al futuro. Sostenibilità, enoturismo di qualità, giovani produttori e valorizzazione dei vitigni autoctoni sono le parole chiave che si sentono ripetere tra un calice e l’altro.
Fuori dallo stand, nei padiglioni, la Toscana è ovunque: nelle etichette prestigiose, nei volti dei produttori che stringono mani con buyer cinesi, americani e nord-europei, e nelle chiacchiere tra colleghi che, nonostante un’annata complicata per il settore, continuano a credere nel valore della propria terra.
Perché in fondo, come si dice in Toscana, “il vino buono si fa con l’uva buona e con le persone giuste”. E qui, a Vinitaly 2026, di uva buona e di persone giuste ce n’è in abbondanza.







