Le ultime notizie su Ettore Majorana, il giovane scienziato, risalgono al 26 marzo 1938. Poi più nulla. La sua scomparsa, nei decenni, è stata oggetto di mille ipotesi.
Ora torna al centro dell’attenzione a causa della pubblicazione di un libro della giornalista Anna Maria Turi che rivelerebbe dove avrebbe vissuto lo studioso dopo la sua scomparsa dal mondo. E le tracce portano in Toscana.
Esattamente nella certosa di Farneta a Lucca. La storia raccolta dall’autrice inizia però a Viareggio, in una libreria specializzata in testi di letteratura religiosa. Qui, il fondatore, Renato Marmolino, avrebbe fatto all’autrice la straordinaria rivelazione. “Ettore Majorana, lo scienziato dato per scomparso, in realtà aveva fatto una scelta religiosa e viveva in un convento dei dintorni”. Da quel momento, inizia l’inchiesta che porta oggi, dopo quattro decenni, alla pubblicazione di “Ettore Majorana. Dal silenzio alla nuda terra” (Edizioni Segno, pp. 182, euro 22).
Ettore Majorana (1906 – 1938?) apparteneva al celebre gruppo di giovani fisici chiamato i “ragazzi di via Panisperna”, insieme a Bruno Pontecorvo, Oscar D’Agostino, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti, Enrico Fermi. Si occupò di fisica nucleare e meccanica quantistica relativistica. Nel 1938, dopo la promulgazione delle leggi razziali, molti di loro tra cui Enrico Fermi fuggirono dall’Italia. Majorana invece scomparve, dop oaver lasciato lettere di addio, durante un viaggio notturno in traghetto tra Napoli e Palermo.
Il mistero
Da quel momento iniziarono a circolare tutta una serie di ipotesi sul suo destino: suicidio? Scelta monastica? Fuga in Germania? O in Sudamerica?
Perfino Leonardo Sciascia dedicò nel 1975 alla vicenda un suo celebre romanzo, “La scomparsa di Majorana”, in cui ipotizzava il ritiro spirituale nella certosa di Serra San Bruno in provincia di Vibo Valentia.
Niente però è emerso in tutti questi anni dalle ricerche fino a quando nel 2024, la famiglia Majorana non ha presentato istanza formale di dichiarazione della morte presunta, poi riconosciuta con decreto nel 2025.
Oggi, il libro di Anna Maria Turi riapre il caso, ipotizzando invece il ritiro in Toscana, tra i frati della Certosa di Farneta dove avrebbe vissuto con il nome di Frate Bruno, lavorando come bibliotecario e potendo così continuare indisturbato le sue ricerche.
La teoria si baserebbe oltre che sulla confidenza del libraio anche sullo studio di fonti locali e la testimonianza di Salvatore Ingrosso, un farmacista che a Lucca era spesso in contatto con i religiosi. Una ipotesi, però, che gli stessi monaci non hanno mai confermato, chiusi in un “muro di silenzio”.







