MARINA DI CARRARA – Il Tribunale di Firenze ha concesso 60 giorni al cantiere nautico The Italian Sea Group di Marina di Carrara — società quotata in Borsa e in gravi difficoltà economico-finanziarie — per depositare il piano di concordato e la relativa proposta ai creditori.
La misura segue la presentazione, il 1° luglio, della cosiddetta “domanda di concordato in bianco”, procedura che ha determinato il blocco delle azioni esecutive e cautelari promosse dai creditori.
Il 3 luglio il tribunale ha inoltre nominato tre commissari giudiziali — Niccolò Abriani, Riccardo Forgheschi e Manuela Olastri — incaricati di guidare la procedura verso l’omologazione del concordato. L’esito possibile resta binario: l’approvazione del piano, che permetterebbe il risanamento, oppure la liquidazione giudiziale (equivalente al fallimento).
Restano alla guida dell’azienda gli attuali vertici, ma l’assemblea convocata lunedì 6 luglio dal prefetto di Massa-Carrara, a cui hanno partecipato istituzioni locali, sindacati e rappresentanti di Tisg, ha aperto alla possibilità di un rinnovamento del consiglio di amministrazione per favorire il risanamento, come riferito dalle organizzazioni sindacali.
Lavoratori in cassa
Sul fronte occupazionale, Tisg ha comunicato al tavolo prefettizio l’apertura di una cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale che coinvolgerà circa 200 lavoratori diretti, su un totale di circa 530 dipendenti, con meccanismi di rotazione. L’azienda si è detta disponibile ad anticipare le somme spettanti ai lavoratori dall’Inps. Restano invece per il momento senza copertura alcuni fornitori e aziende dell’indotto — che complessivamente coinvolgono circa 1.500 persone — i cui dipendenti sono da mesi privi di stipendio: la richiesta dei sindacati di un tavolo regionale della Toscana per definire strategie e misure di tutela è già stata avanzata e dovrebbe coinvolgere anche i commissari giudiziali.
La prospettiva
La partita ora si concentra sui 60 giorni concessi dal Tribunale: il piano di concordato che Tisg presenterà determinerà infatti il futuro del cantiere e la sorte di migliaia di posti di lavoro nell’indotto nautico della costa apuana. Vuoto normativo, pressioni sindacali e ritardi nei pagamenti agli operai restano elementi che complicano ulteriormente il quadro, rendendo decisiva la tempistica della procedura giudiziale.
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