Sanità, in pessimo stato di salute. Secondo l’Istat in Italia in meno di 30 anni, dal 1996 al 2023, sono stati persi oltre il 50% dei posti letto in sanità. In particolare nel settore pubblico.
Dei 358.309 posti del 1996, infatti, si sarebbe passati ai 176.317 del 2023. Un calo di oltre il 50%. Come detto, la diminuzione più accentuata è per i posti letto pubblici (-54%) rispetto a quelli privati accreditati (-38%)”.
Tra le regioni il calo maggiore è registrato in Calabria (-61%), e quella con il calo più contenuto è la Valle d’Aosta(-21%).
I numeri sono stati citati da Nicoletta Panuzzi, Direzione centrale per le statistiche sociali e il welfare dell’Istat, nel corso di un’audizione in Commissione Affari Sociali della Camera sull’attuazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea) e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle regioni.
Male anche il dato sul personale sanitario. I medici di Medicina generale erano 37mila nel 2004, 8.000 in meno rispetto al 2013. A peggiorare le cose anche l’età media di medici e infermieri. Nel 2024 quasi un terzo dei primi aveva tra 65 e 69 anni, a fronte di più di un terzo dei pediatri di libera scelta.
La dirigente dell’Istat ha poi anche illustrato i dati più aggiornati sulla spesa sanitaria, nel 2025 ammontata a 190,1 miliardi pari all’8,4% sul pil: dal 2019 al 2025 ha registrato un incremento medio annuo del 3,4%. Del totale, 140,8 miliardi è la spesa pubblica pari al 74,1%”. Quella pubblica ha registrato un incremento del 3,6% annuo, la privata de 2,9% e quella a carico delle famiglie del 2,2%.







