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FIRENZE – È partito da piazza “Bambine e bambini di Beslan” il corteo organizzato a Firenze da Cgil, Cisl e Uil Toscana in occasione dello sciopero regionale dell’industria.

Alcune migliaia di lavoratori, con bandiere e striscioni, stanno sfilando per il centro cittadino diretti verso la prefettura in via Cavour, dove sono previsti i comizi finali.

Le delegazioni sindacali saranno ricevute nelle prossime ore dalla prefettura, dalla Regione Toscana e dalla sede di Confindustria per consegnare le rivendicazioni scaturite dalla mobilitazione. Alla partenza del corteo la sindaca di Firenze, Sara Funaro, ha portato il proprio saluto ai manifestanti. Tra i presenti anche la sindaca di Scandicci, Claudia Sereni, e l’assessora al lavoro della Regione, Alessandra Nardini.

La manifestazione è stata segnata dall’arrivo della notizia di un nuovo incidente mortale sul lavoro avvenuto a Sesto Fiorentino. Il decesso ha rilanciato le richieste dei sindacati per un cambio di passo nelle politiche sulla sicurezza sul lavoro. In particolare più controlli e investimenti in prevenzione e formazione.

https://www.agenziaimpress.it/incidente-sul-lavoro-a-sesto-fiorentino-morto-operaio-di-48-anni/

Le posizioni sindacali

«Dietro queste tragedie c’è una mancanza di prevenzione, una carenza di formazione e una mentalità che considera la sicurezza un costo e non un investimento», ha detto Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana. «Questo atteggiamento costa vite — è insostenibile», ha aggiunto.

Per la Cisl Toscana, la segretaria generale Silvia Russo ha sottolineato la necessità di un tavolo regionale per individuare soluzioni concrete. «Oltre a investimenti e formazione — ha detto — bisogna intensificare i controlli: dai nostri accertamenti emerge che su 100 aziende visitate 88 non sono in regola, ma i controlli sono troppo pochi. Chiediamo alle istituzioni un fronte comune contro gli infortuni sul lavoro».

Anche la Uil Toscana, rappresentata dal segretario generale Paolo Fantappiè, ha richiamato l’attenzione sulle pene per i responsabili. «Dobbiamo aumentare le sanzioni e introdurre il reato di omicidio sul lavoro — ha osservato — non è accettabile che, in casi come quello di Luana D’Orazio, chi ha violato norme di sicurezza non abbia subìto conseguenze penali adeguate. Chi sbaglia deve pagare».

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