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PORTOFERRAIO – Non un semplice compleanno istituzionale, ma il racconto corale di un’impresa collettiva che dura da tre decenni. Nella splendida cornice del Villaggio Vela del Marina Militare Nastro Rosa Tour, Portoferraio ha ospitato le celebrazioni per i trent’anni del Parco Nazionale Arcipelago Toscano.

Nato nel 1996, l’ente custode delle sette perle del Tirreno ha voluto festeggiare questo traguardo riavvolgendo il nastro della sua storia attraverso le voci dei suoi protagonisti.

Sul palco, uniti in un ideale passaggio di testimone, si sono ritrovati tre volti chiave della vita del Parco: il “padre fondatore” e primo storico presidente, il professor Giuseppe TanelliGiampiero Sammuri, la guida che ha traghettato l’ente verso il consolidamento e il prestigioso riconoscimento internazionale della Green ListIUCN; e l’attuale presidente, Matteo Arcenni, arrivato da poco al timone con il compito di tracciare la rotta verso le sfide globali del domani. All’appello non è voluto mancare Mario Tozzi, presidente della stagione delle grandi battaglie mediatiche, che ha inviato un videomessaggio di saluto.

Dalle diffidenze del 1996 all’orgoglio della “Green List”

Il dialogo sul palco ha messo in luce la portata di una sfida iniziata a metà degli anni Novanta. Istituire quello che allora nacque come il parco marino più grande d’Europa non fu una passeggiata. Come ricordato dal professor Tanelli, i primi “nodi” da stringere furono soprattutto politici e culturali, in un clima di scetticismo e timore per i vincoli ambientali.

Una diffidenza che gli anni di presidenza di Sammuri hanno saputo sciogliere, dimostrando sul campo come la tutela della biodiversità non fosse un freno allo sviluppo, bensì un formidabile volano economico e d’immagine per le comunità isolane, portando l’Arcipelago all’attenzione della comunità scientifica globale.

La svolta di Arcenni: “Il Parco sia una casa comune”

“Ho preferito che questa fosse una serata di ascolto. Concorrere a conoscere bene il passato è il modo migliore per guidare il futuro” ha detto il presidente Matteo Arcenni.

Nel tratteggiare la sua visione, Arcenni ha ribaltato il concetto di parco-fortezza:

“Per me il Parco non è un insieme di divieti. È un patto tra uomo e natura. La tutela funziona davvero solo quando viene condivisa: la fanno le amministrazioni, certo, ma anche i pescatori, gli operatori turistici, le Guide Parco e i cittadini. Vorrei che questo ente fosse percepito sempre più come una casa comune”.

Le rotte del futuro: clima e sostenibilità

Il dibattito si è poi proiettato sul domani. Le sfide del 2026 sono globali ed enormi: un Mediterraneo che si surriscalda rapidamente a causa del cambiamento climatico, la necessità di difendere gli equilibri ecologici e il bisogno impellente di gestire un turismo che sia ricchezza e non consumo del territorio.

La ricetta per i prossimi anni, condivisa dal palco di Portoferraio, mette al centro il metodo della concertazione: ascoltare e costruire le scelte insieme alle comunità locali, senza imposizioni dall’alto, per consegnare alle prossime generazioni un territorio ancora più resiliente.

La serata si è chiusa tra gli applausi del pubblico e i ringraziamenti alla Marina Militare, con l’immagine suggestiva del Parco come il “miglior equipaggio possibile”: una squadra che da trent’anni naviga con unità d’intenti, superando le tempeste e tenendo la barra dritta verso la stessa, identica rotta: la custodia della bellezza.

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